Monthly Archives: Aprile 2017

L’omelia del Vescovo per la Messa Crismale

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia del Vescovo pronnunciata in occasione della Messa Crismale, il Giovedì Santo 13 aprile,  in Cattedrale.

Omelia Messa Crismale 2017

 

Incontro operatori Caritas

Sabato 29 aprile alle ore 17 presso il salone della Caritas (salita Sant’Anna Piazza Armerina) avrà luogo l’incontro di formazione per gli operatori delle Caritas parrocchiali e dei referenti cittadini. L’incontro sarà guidato da don Enzo Cosentino direttore della Commissione regionale Caritas della Conferenza Episcopale Siciliana

Il messaggio del Vescovo per la Pasqua 2017

La Pasqua nella fratellanza dei Popoli

Con la festa di Pasqua si fa memoria della risurrezione di Cristo: un evento che scosse profondamente l’esperienza di fede della prima comunità cristiana. Ad interpretare il senso quest’evento, tra i primi testimoni del cristianesimo, fu l’apostolo Paolo, che osservò, nella nuova condizione in cui era stata posta l’umanità con la risurrezione di Cristo, un modo diverso di vedere le cose. Essa, pur nelle sue variegate inquietudini, avrebbe riscoperto con maggiore consapevolezza un mutamento radicale delle sue dinamiche relazionali.
È il senso dell’espressione kainē ktísis (nuova creazione: 2Cor 5,17), che Paolo utilizza per esprimere la sua percezione: l’umanità, nella sua dimensione creaturale, non soltanto coglie, in modo nuovo, il senso della cooperazione all’opera di Dio, ma diventa altresì ricettacolo delle operazioni attuate dalla risurrezione. L’evento di Cristo risorto infatti non interessò, almeno di primo acchito, ciò che s’intende per fine del mondo, ma l’attualità dell’esistenza nei suoi diversificati intrecci relazionali.

La risurrezione, che riguarda certo in modo compiuto la fine dell’umanità redenta, costituisce tuttavia un’operazione anticipativa della misericordia di Dio sull’esistenza. L’apostolo Paolo intuisce che con il dono di quest’elargizione qualcosa è radicalmente cambiato: «tutti saremo trasformati, in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati» (1Cor 15,51-52).

Sarebbe in effetti molto semplice circoscrivere le operazioni di questo mutamento nell’atto  della redenzione finale; ma, dal momento in cui Cristo è veramente risorto, l’umanità si trova a sperimentare gli effetti di quest’evento nella quotidianità delle sue relazioni. Ecco perché l’apostolo parla apertamente di mystērion (1Cor 15,51), cioè di un cambiamento dell’umanità che si sta attuando in modo silente in vista del compimento. Ciò lascia capire come la fede nella risurrezione sembra costituire, oggi, una chiave di lettura per contestualizzare sempre meglio le scelte inusitate della storia: i suoi corsi e ricorsi. In altri termini, occorre ammettere che esiste, al di là delle corrispondenze più o meno riuscite dell’umanità, un’azione provvidente di Dio che l’accompagna e la sostiene, oltre al fatto che l’evento della risurrezione ha prodotto su di essa un preciso orientamento: la necessità per i popoli di incontrarsi nel mutuo rispetto delle loro appartenenze.

È come se l’umanità stesse effettivamente tornando alla primigenia condizione, la cui conversione esige il riconoscimento di ciò che ciascuno nasconde atavicamente in se stesso: l’uno è legato all’altro dalla bellezza della fraternità. L’accoglienza vicendevole, che comincia dalle relazioni più intime, come famiglia e città, interessa anche l’incontro e il dialogo tra i popoli nella peculiarità di razza, cultura e religione. Il movimento esodale, che sta coinvolgendo l’Europa, è, in questo senso, particolarmente significativo. Al di là delle condizioni di bisogno, un aspetto preponderante si manifesta nei popoli: la riscoperta di un’appartenenza che non potrà mai più essere ritrattabile. L’uno è fratello all’altro nella diversità e nell’uniformità.

L’apparente contraddizione chiarisce il senso di questo rapporto che, con certissima probabilità, costituisce l’effetto della risurrezione di Cristo. I popoli infatti sono al contempo diversi e uniformi. La loro condizione di diversità scaturisce dalle proprie tradizioni; ma l’uniformità è legata a questa fraternità universale che è tutta da riscoprire. L’incontro sta non soltanto nel convincimento che un popolo ha bisogno di un altro, ma anche nell’oggettività di un’appartenenza, generata dal senso dell’umano. Ciò che rende somiglianti i popoli è propriamente questo senso recondito, implicito, profondo che evoca il riconoscersi l’uno nell’altro, come progressiva riscoperta della somiglianza originaria. È chiaro che ciascuno porta l’immagine di Dio, o meglio direbbe l’apostolo «l’immagine del Creatore» (Col 3,10). Ciò significa che l’appartenenza non si deve alla somiglianza fisica, legata per esempio alla razza, bensì alla condizione primigenia in cui l’umanità fu posta da Dio: la sua appartenenza al Manifattore celeste che ha impresso la propria somiglianza.

È allora la creaturalità che accomuna i popoli, ed è il Creatore con la sua immagine, impressa in ciascuno, che sollecita la riscoperta di questa verità. E giacché Cristo è l’immagine archetipale di Dio, l’atto della risurrezione ha comportato l’avvio di questo processo riconciliativo tra i popoli. Lo ribadisce con forza l’apostolo, che vede nella risurrezione di Cristo l’effetto di un trascendimento razziale, culturale, sociale e persino religioso, che dovrà portare sempre più a quest’unità di fratellanza: «Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti» (Col 3,11).

Questa frase di Paolo, che differisce dal suo parallelo in Gal 3,28, lascia intendere che l’umanità realizza la mutua appartenenza dei popoli in virtù della novità dell’evento di Cristo. Essendo egli, con la risurrezione, il rivelatore unico dell’immagine divina, la sua inabitazione nella storia dell’umanità, mediante l’incarnazione, ha comportato uno sconvolgimento inaudito: ogni popolo è custode dell’immagine del Creatore in virtù del Cristo risorto. Con la risurrezione infatti Dio ha potuto realizzare questa significativa comunicazione «del tutto in tutti». La totalità di Cristo è chiaramente la sua nuova condizione di risorto, comunicata a tutti i popoli. Ed è questa condizione partecipata a sollecitare la riscoperta di ciò che effettivamente accomuna tutti: quella creaturalità che, passando per Cristo risorto, si scopre mutua fratellanza nel rispetto di una diversità che arricchisce e svela la verità su Dio.

+ Rosario Gisana

Messa Crismale. Lettera del Vicario Generale

13 aprile Giovedì Santo, in Cattedrale la Messa Crismale.
La lettera ai sacerdoti del Vicario Generale

Giovedì 13 aprile alle ore 10 avrà luogo nella Cattedrale di Piazza Armerina la Celebrazione della Messa Crismale, presieduta dal vescovo mons. Rosario Gisana e, tempo permettendo, la processione introitale snoderà dalla sala magna del Museo diocesano. Ciascuno dei presbiteri porterà per se il camice e le ampolle pronte per ricevere i santi oli.
Nella celebrazione alla quale partecipano tutti i sacerdoti della diocesi il vescovo consacrerà il Sacro Crisma e benedirà gli olii dei catecumeni e degli infermi. I sacerdoti e i diaconi rinnoveranno le promesse fatte nel giorno della loro ordinazione. Alla celebrazione che avrà inizio alle ore 10 sono invitati a partecipare in maniera particolare tutti i ministri Straordinari dell’Eucarestia e i ragazzi che riceveranno la Cresima nei prossimi mesi. Al termine della Celebrazione ai sacerdoti saranno consegnati gli Atti del IV Convegno presbiterale regionale, celebrato a Cefalù sul finire del 2015. La celebrazione della Messa Crismale sarà anche l’occasione per tutta la diocesi di stringersi attorno al proprio Pastore in occasione dell’anniversario dell’ordinazione Episcopale e l’inizio del ministero Pastorale in diocesi (5 aprile 2014).

La Lettera del Vicario Generale ai Sacerdoti della diocesi

Carissimi,

l’inizio della Settimana santa ci porta alla contemplazione del sorgere della celebrazione del triduo del Mistero pasquale e ci impegna ancora più intensamente nel ministero e nell’attività pastorale.
La concelebrazione della Messa per la benedizione dei santi oli prelude immediatamente al santo triduo ed è la festa di tutto il popolo dei battezzati che nel sacramento della rinascita hanno ricevuto il dono del sacerdozio regale di Cristo.
Ecco perché in quella liturgia il Vescovo celebrava con tutti i componenti del popolo di Dio, ma principalmente con i fedeli laici e tutto il presbiterio che rinnoverà alla presenza del suo Pastore le promesse sacerdotali.
Tutti, quindi, siamo convocati per formare un solo corpo intorno al nostro Pastore e, ciascuno per la propria condizione, a gioire nel Signore per il dono del sacerdozio comune.
La celebrazione, come di consueto, avrà inizio alle ore 10.00 e, tempo permettendo, la processione introitale snoderà dalla sala magna del Museo diocesano. Ciascuno dei presbiteri porterà per se il camice e le ampolle pronte per ricevere i santi oli. Non possono essere ammessi a ricevere gli oli benedetti i laici, per alcuni abusi segnalatici. Saranno, infatti, i sacerdoti a presentarsi alla balaustra dell’altare dell’Assunta.
Ricordo infine che la colletta del venerdì santo è destinata ai Padri  francescani per la custodia dei luoghi santi.
Vi saluto nel Signore in attesa di potervi porgere i miei auguri pasquali nella celebrazione di giovedì mattina.

Piazza Armerina, 10 aprile 2017

  Il Vicario Generale
don Antonino Rivoli

Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni

Alzati, va’ e non temere

L’Ufficio diocesano vocazioni di Piazza Armerina, ha preparato per la celebrazione della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni del 7 maggio 2017 e per la Giornata Diocesana dei Ministranti del 14 maggio ad Aidone,  diverse schede: scheda di riflessione tematica, scheda per l’adorazione eucaristica vocazionale, scheda ministranti, scheda per la celebrazione della Messa. per info e contatti: don Luca, direttore, lucacrapanzano1982@gmail.com.

XXVI Festa diocesana della Famiglia

“Un Dio che prima sposa e poi fidanza”

Organizzata dal Servizio per la Pastorale Familiare e la Vita, diretta da don Giacinto Magro e dai coniugi Antonio e Michela Prestia, la XXVI Giornata diocesana delle Famiglie si celebrerà domenica 23 aprile a Piazza  Armerina, presso la Villa  delle Meraviglie in contrada  Casale.

Relatore don Nello dell’Agli, psicoterapeuta e sacerdote della diocesi di Ragusa sul tema: “Un Dio che prima sposa e poi fidanza”. La giornata prevede alle ore 9,30 accoglienza e preghiera, seguita dalla relazione di don Nello e alle ore12,30 la celebrazione Eucaristica presieduta dal vescovo mons. Rosario Gisana, il pranzo, le risonanze e la conclusione intorno alle ore 17.

La manifestazione si pone a conclusione del percorso diocesano di pastorale familiare per l’anno sociale 2016-2017, che ha posto al centro della riflessione l’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”.

Nello specifico, gli incontri tenutisi nel territorio e a livello diocesano, hanno avuto come spunti di riflessione il capitolo quarto: “L’amore nel matrimonio” ed il capitolo nono “La sessualità, liturgia corporea e cosmica dell’uomo vivente. Come ricorda Papa Francesco, nel contesto contemporaneo per poter «esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia» occorre soffermarsi «in modo specifico a parlare dell’amore», nella necessità di stimolare «la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare».

Il contributo per il pranzo è di sette euro a persona; prenotazione del pranzo entro giovedì 20 aprile.

È assicurata la presenza della babysitter.

Info e prenotazioni: 0933/934593 – 3287966160 segreteria 368.3950604 Email: famiglia@diocesipiazza.it

 

Locandina XXVI Festa diocesana della Famiglia.pdf

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