Monthly Archives: Settembre 2018

Lettera del Vescovo ai presbiteri e diaconi

Il Vescovo all’inizio del nuovo Anno Pastorale, invia una lettera ai sacerdoti e ai diaconi della diocesi, ripercorrendo i diversi momenti del bicentenario della diocesi (2017 – 2018) e sottolineando alcuni dei sui frutti come l’avvio della Lectio divina e della scuola di formazione teologica “espressione di quanto lo Spirito ha detto alla nostra Chiesa che è in Piazza Armerina”. Nella lettera, il Vescovo evidenzia che dopo la visita del Santo Padre la comunità diocesana “attende da noi sollecitazioni di vita evangelica”. Mons. Gisana ricorda inoltre che il Consiglio Sinodale sarà chiamato  a confrontarsi sul tema “I sacramenti dell’iniziazione cristiana”.
Infine, tra l’altro, comunica che con il mese di ottobre riprenderanno i consueti incontri mensili dei sacerdoti e dei diaconi. Il 12 ottobre, venerdì, sarà il prof. don Giuseppe Alcamo che guiderà il ritiro mensile sul tema che il Consiglio Sinodale dovrà affrontare.

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Il saluto dell’ultimo prete ordinato

Santo Padre,

sono don Daniele Centorbi, ultimo presbitero ordinato dal nostro amato pastore Rosario Gisana.
Provengo da un’umile famiglia di Niscemi. Negli anni dell’iniziazione cristiana e della formazione liceale, diversi volti hanno dato acqua e sostegno al buon seme della Parola seminato da Dio nell’intimo del mio cuore. In quegli anni cominciai con pazienza a scrutare i segni della vocazione al ministero ordinato. Dopo un periodo di discernimento intrapresi l’iter formativo presso il nostro seminario diocesano. Oggi vivo a Roma per approfondire lo studio della Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico.
Lodo e ringrazio Dio, datore di ogni grazia, per il dono della vocazione che ha fatto alla mia vita, alla mia famiglia e alla mia Chiesa locale. Da qualche settimana vivo immerso nel ministero sacerdotale iniziando a sperimentare la responsabilità e la bellezza di questa missione.
Fin dall’ordinazione diaconale uno dei miei primi obiettivi, in comunione con le Sue parole, è stato quello di non essere un ministro rigido; ritengo, infatti, che solo se il pastore si mostra veramente uomo, è in grado di costruire una relazione autentica. Il primo annuncio verrà da sé!
Confidando nell’abbondante grazia del Signore, chiedo a Lei una speciale benedizione per la nostra Chiesa piazzese, perché possa vivere sempre nella gioia del servizio e della comunione fraterna. La Sua visita possa essere per noi segno della sollecitudine che Cristo ha per il suo gregge. Chiedo, infine, di benedire le mie intenzioni, la mia famiglia e quanti in questi anni hanno contribuito alla mia formazione.

Don Daniele Centorbi

Il segretario del Consiglio Pastorale diocesano

Noi siamo il suo popolo

Santità, fin dal giorno dell’annuncio della sua visita da parte del nostro Vescovo mons. Rosario Gisana, al quale nuovamente esprimo a nome del consiglio pastorale diocesano, quale segretario tutto il nostro affetto e la nostra gratitudine, abbiamo pregato lo Spirito Santo perché ci assistesse nel prepararci ad accogliere un dono cosi grande: l’incontro con il Successore di Pietro. Nel cuore di ciascuno di noi, c’è il desiderio di esserci per condividere l’incontro, per poter stare con Lei; di poterLe sussurrare i nostri propositi, ansie, preoccupazioni ma anche la forza di sentirci sostenuti per poter andare oltre. Quest’area geografica è centrale rispetto alla Sicilia ma rappresenta, per le difficoltà economiche, sociali ed occupazionali, una periferia esistenziale per la quale vogliamo pensare a piani di recupero sociale ed occupazionale. Con tanta sollecitudine stiamo pensando a piani di sviluppo territoriale delle aree interne orientate ad una prospettiva di inclusione sociale. Si Santità, potersi sentire beneficati e toccati tutti nel cuore per poter, anche dopo questa occasione stupenda, riprendere col fratello, mano nella mano, il cammino dell’essere Chiesa occupandoci dell’altro.
Dopo i discepoli, la presenza più rilevante accanto a Gesù, nei Vangeli, è quella delle folle. Queste sono come la prospettiva nella quale si inserisce l’operato di Gesù, lo sfondo di tutti i Vangeli: Gesù vive, parla, opera per le folle, davanti alle folle. È l’ambito naturale della predicazione e dell’azione di Gesù. Questo elemento è significativo perché indica come Gesù abbia come scopo preciso raggiungere le folle, ma è altrettanto vero che sono le folle a cercare Gesù. Oggi ciascuno di noi si sente così: andiamo a cercare ed incontrare Gesù e poterlo seguire. Quando Gesù passa non ci lascia come siamo… Il suo incontro, e la forza che scaturisce dalla Sua Persona, trasforma la vita e la rende nuova, più bella, generosa, aperta all’incontro con l’altro. In noi c’è la consapevolezza che, il dono dell’incontro ricevuto, non è per sé stessi, ma ci impegna a diventare naturalmente inviati verso tutti. Gioiosi di poter comunicare la gioia che è incontro con il Vangelo vivo, cioè Gesù in persona. Abbiamo imparato, in questi anni col nostro Vescovo, che questa certezza, legata ovviamente ad una tensione emotiva ancorata al dono della fede, diventa metodo di ricerca spirituale e di cammino della chiesa particolare. L’esperienza nuova maturata dal Consiglio Pastorale Diocesano – convocato in un sinodo permanente a partire dalla riflessione sull’ Esortazione Apostolica Post-sinodale “Amoris Laetitia”, sull’amore nella famiglia, che Sua Santità ha voluto donare a tutto il popolo di Dio- ha ricondotto ciascuno di noi in una ‘strada comune’ Ci siamo sentiti attori responsabili, o come ama citare il nostro vescovo Rosario nel Piano Pastorale Diocesano, strumenti di Dio in quella sinfonia ecclesiale , perché è una strada percorsa insieme che non riguarda soltanto l’assemblea dei sinodali, ma l’intera comunità locale sulla strada della fede, della speranza e dell’’amore per il futuro guidati dallo Spirito del Signore. L’occasione dell’incontro, però, non può essere vissuta egoisticamente; dovremmo imparare a confrontarci con la domanda che viene da un popolo, con una prospettiva ampia “tutti siamo in attesa di Lui”. Dovremmo imparare a riflettere sulla nostra città, ad averla sullo sfondo della nostra vita e preoccupazioni, ad avvertirne l’inquietudine, a sentirne le domande profonde, a soffrire dei suoi dolori e gioire delle sue gioie. Dovremmo fare nostre le parole del Concilio: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (Gaudium et Spes, 1). Non è facile, Ma anche tanta solitudine, la fragilità del legami familiari e di amicizia, l’inquietudine dei giovani etc… L’orizzonte in realtà è più ampio : contenere anche le folle di tutto il mondo, che in qualche modo la globalizzazione ci porta a conoscere e incontrare. Pensiamo agli immigrati: sono rappresentanti del dolore di mondi lontani, della solitudine delle famiglie lasciate dalle badanti, o portano con sé l’eco delle guerre e delle miserie di Africa e Asia, ecc… Gesù così viveva: sempre con la folla attorno, presente, viva, piena di domande. Ci insegni, Santità, ad avere parole di speranza che aprano prospettive nuovo e ridiano il futuro a chi lo vede chiuso. Ci insegni, Santità, a parlare partendo dalla propria vita, dall’esperienza della propria vita, perché le parole traggano forza e credibilità se accompagnate dal vissuto; come dice Giovanni: evangelista “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità” (1Gv 3,18-19). Grazie Santità per questo amabile dono della Sua Presenza, ci porti sempre nel suo cuore.

Don Salvatore, Diacono, segretario del Consiglio Pastorale Diocesano.

 

Il saluto del sindaco di Piazza Armerina

Questa nostra Città, che oramai da due secoli è sede della Diocesi piazzese e, che senza interruzione, nel corso dei secoli ha fatto risuonare l’eco della sua fede in Cristo, oggi vive un evento straordinario di grazia che coinvolge ciascun cittadino. La visita del Santo Padre, pellegrino di speranza e foriero di incoraggiamento per ogni cuore affranto, è per la nostra Cittadina l’occasione per sentirci accanto a Lui, Comunità cittadina e Assemblea diocesana, composte da uomini di buona volontà che riconoscono nei passi del Santo Padre il rumore familiare del padre che viene alla casa dei figli anelanti, in attesa del suo sguardo amorevole e benedicente. Mi onoro, quindi, non solo di dare, come primo cittadino di Piazza Armerina, il benvenuto a Papa Francesco, ma anche di esprimere il mio compiacimento nel vedere la mia Città, che mi pregio di dirigere, luogo accogliente e familiare, di così numerosi pellegrini che hanno voluto con noi gioire per un evento così grande. D’altra parte questa Città, anche negli ultimi tempi ha dimostrato di saper aprire le porte a quelle diversità culturali che hanno bussato e ancora continuano e a far sentire la loro voce di fratelli che chiamano altri fratelli più fortunati. Questa Città, e con essa tutte le Città della Diocesi, sono riconoscenti e grate per il dono della visita del Papa, perché, onorate da una presenza altamente profetica così inattesa, accolgono con immenso piacere questo regalo provvidenziale, facendo propria l’ansia pastorale che Sua Santità ha voluto esprimere per questa porzione della Terra siciliana. Questa sua sollecitudine per la nostra Terra è lo sprone perché anche noi sappiamo cogliere ogni occasione opportuna e inopportuna per esercitare il nostro governo per il raggiungimento del bene comune. È mio desiderio, infatti, come primo cittadino, offrire al Santo Padre come dono la nostra disponibilità a condividere con lui l’ansia per i poveri, ed è per questo che come Città desideriamo offrire alla Caritas una casa che possa servire, come primo punto di accoglienza, per coloro che provvisoriamente necessitano nell’immediato una dimora. La gioia di questo momento storico ci spinge all’impegno futuro perché la pace venga, la giustizia sia di casa e la concordia civile sia lo stile della nostra vita e la chiave più idonea per interpretare la nostra bella cultura.

Nino Cammarata Sindaco di Piazza Armerina

Cambiamento, Educazione, bellezza

Una riflessione di Mons. Gisana per la visita di Papa Francesco a Piazza Armerina

La visita di Papa Francesco, nella diocesi di Piazza Armerina, è apparsa a molti una scelta inconsueta, al di fuori di un certo protocollo che si lega ad eventi o circostanze celebrative. Ma è proprio quest’aspetto di imprevedibilità, di sorpresa a far capire il senso di quest’incontro. La decisione del Santo Padre s’iscrive nell’ottica di un’azione pastorale, i cui lineamenti lasciano intuire lo zelo di un testimone che incarna la paternità di Dio. Egli è come quel pastore che lascia le novantanove pecore sui monti per cercare quella perduta (cf. Mt 18,12). L’evocazione della parabola di Gesù si lega ovviamente all’atteggiamento di questo Papa, attento a quello che egli stesso, nella prima udienza generale, definì «periferie dell’esistenza»: una sollecitudine straordinaria che mette in evidenza il fervore e la premura di un pastore che ha cura delle persone che Dio gli ha affidato. La motivazione si scorge dunque nell’orientamento originario che Papa Francesco ha voluto dare al suo pontificato. Prendersi cura dell’altro e in particolare di colui che vive condizioni di marginalità costituisce l’unica istanza possibile al senso di questa visita.

La diocesi di Piazza Armerina, situata al centro della Sicilia, vive contraddizioni tipiche di un meridione in difficoltà a rinascere. Èvivido un paradosso: se da una parte il territorio mostra risorse notevoli a livello turistico e agro-alimentare, dall’altra lascia intravedere i segni di un inaudito sottosviluppo elevato a sistema. Affiora infatti con preponderanza lo spopolamento progressivo delle città: un fenomeno drammatico che sta impoverendo l’intero lembo di questa terra; una situazione assurda che soffoca la vitalità di un popolo che, al contrario, desidererebbe mutare la condizione di oppressionein cui si trova. L’accezione può sembrare esasperata, ma in realtà l’impressione è di scorgere nel volto delle persone un misterioso velo di rassegnazione, di quella forma accidiosa che non sempre è causata dalla propria inettitudine. Nasce pertanto spontanea una domanda: quali sono le cause che tengono sotto scacco questo territorio, bloccato nell’esprimere la propria creatività, nel tentare soluzioni che potrebbero rilanciarlo, nell’accogliere forti spinte progettuali? La complessità degli effetti induce a pensare che molteplici sono i fattori che paralizzano ogni tentativo di ripresa; ma l’elemento che si staglia con preponderanza è un tempestivo bisogno di cambiamento di mentalità. Ènecessario che si avviano processi che investano nella formazione umana e spirituale, tenendo conto che un serio cambiamento si sottopone a lungimiranti proposte che reclamano sacrificio, docilità, abnegazione.

La mentalità, di cui bisogna con impellenza purificarsi, è quella individualista. Non si tratta qui soltanto di contrastare le variegate organizzazioni criminali di stampo mafioso che, purtroppo, continuano a reprimere nel meridione qualificate intelligenze di giovani propositivi, ma anche di debellare quel modo di pensare sospettoso, dedito agli interessi personali, a profitti indomiti che non favoriscono la cooperazione e l’associazionismo in genere. Èassodato che la soluzione alle odierne povertà di natura soprattutto economica si ravvisi nella significativa proposta a condividere le proprie capacità imprenditoriali. La creatività nel lavoro non è frutto soltanto di attitudini personali, di capacità nell’investire, di rischio nell’intraprendenza, di lungimiranza nelle proposte: insomma questioni di marketing e sales management, bensì di una ferma apertura alla collaborazione, a quel sintomatico modo di lavorare in rete che in ambito ecclesiale si chiama comunione. Il cambiamento, che si auspica per questo territorio, nasce quindi dallo sconvolgimento delle relazioni, dalla scelta di consegnarsi l’uno all’altro con fiducia, ottimismo, speranza, voglia di lavorare assieme: il cambiamento è una questione che riguarda soprattutto l’ambito dell’educazione. Qui sono interessati quegli spazi di formazione, come famiglia, scuola, parrocchia, a partire dai quali si strutturano identità che lasciano il segno di personalità intraprendenti. Non basta avere capacità imprenditoriale; occorre che la creatività si esprima in quelle molteplici forme di collaborazione, dalle quali non soltanto nascono soluzioni per l’attuale crisi economica, ma consentono altresì di porre le basi per una società, ove la cultura della solidarietà, espressione di uno stile di vita, di apertura e rispetto delle differenze, della condivisione e del dono reciproco, diventa un modo di vivere, di comporre relazioni, incontri e scambi. Ènella formazione che bisogna operare con tempestività, coinvolgendo tutti gli ambiti educativi.

Questa situazione d’emergenza, che obbliga ad un serio ripensamento di tutte le istituzioni, politiche, culturali e religiose, è la motivazione che sta alla base della visita di Papa Francesco. La sua attenzione per questa periferia, al centro della Sicilia, nasce dalla necessità a stimolare e illuminare coloro che praticano processi educativi importanti per la crescita della gioventù. Si tratta di una sfida particolarmente gravosa, che compromette tutti e che persino dà alla visita siciliana un senso unitario. Non si dimentichi che il beato Pino Puglisi, di cui si ricorda il venticinquesimo del martirio, è stato un presbitero impegnato pastoralmente nella formazione. L’incontro con il Papa, alla luce di questo santo educatore, è motivo di sprone, affinché ciascuno senta la responsabilità di impegnarsi a fare qualcosa e migliorare le condizioni di questo territorio. La rigenerazione nasce da una consapevolezza che ha forte incidenza educativa: questa terra, oltre ad essere feconda nelle sue copiose risorse, è manifestazione di una bellezza straordinaria che indurrebbe tutti a un cambiamento radicale. Occorre soltanto capire che la dimensione estetica è un principio educativo fondamentale, come peraltro raccomanda Papa Francesco nella Lettera enciclica, Laudato si’al n. 215: «Prestare attenzione alla bellezza e amarla ci aiuta ad uscire dal pragmatismo utilitaristico. Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello, non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli».

Rosario Gisana, Vescovo di Piazza Armerina

pubblicato su l’Osservatore Romano dell’11 settembre 2018

 

 

 

Il Papa viene per scuotere le coscienze

Pubblichiamo un estratto dell’intervista a mons. Gisana, vescovo di Piazza Armerina, che l’agenzia Sir ha realizzato in occasione della visita di Papa Francesco.

Il Papa ha scelto di iniziare il suo viaggio in Sicilia da Piazza Armerina. Perché secondo lei? C’è un compito particolare che vuole affidarvi?
La scelta s’iscrive nella prospettiva primigenia che Papa Francesco ha dato al suo pontificato. Non bisogna infatti dimenticare quello che egli raccomanda nell’Esortazione apostolica, Evangelii gaudiumal n. 46: «La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada»…L’attenzione di Papa Francesco è già in sé stessa motivo di conversione per tutti noi. È da qui che bisogna cambiare: dal rinnovamento delle nostre relazioni, imparando ad essere più attenti, proprio come il Papa, alle periferie delle esistenze. Il monito, che ci sopraggiunge, si lega propriamente a questa misura alta del vangelo, secondo cui quello che conta nella vita cristiana è l’attenzione ai piccoli del Regno di Dio. Sulle orme di Papa Francesco siamo pertanto invitati non soltanto a servire i poveri, facendo di questo servizio un precipuo impegno di testimonianza, ma anche a saper commisurare il cammino di fede con quanti faticano nell’incontrare il Signore. È questo l’insegnamento che continua a sorprenderci, nel contemplare come Dio sia di fatto nostro compagno di viaggio.

Quale “fotografia” della sua diocesi scatterà di fronte al Santo Padre?
La diocesi di Piazza Armerina vive le contraddizioni che sono tipiche del meridione; ma quello che emerge con maggiore enfasi è un paradosso: il territorio si presenta ricco di risorse a diversi livelli, ma sottoposto ad un misterioso freno che non permette il coagulo delle iniziative, le quali, pur inaugurando splendidi inizi, tendono repentinamente ad abortire. Èfacile, in questi casi, attribuire la responsabilità ora a quanti hanno il compito di un buon governo, ora a coloro che, per motivi di mafia, agiscono con tornaconto personale, ora alla moltitudine di gente che, oppressa dalla disperazione, vive nella rassegnazione e acquiescenza. Si auspica che la visita del Papa possa scuotere gli animi della gente, al punto da avviare concrete scelte di cambiamento, in particolare di quel cambiamento che riguarda il proprio stile di vita. L’urgenza sta proprio qui: nell’accogliere docilmente quanto Papa Francesco dirà, facendolo programma di vita per un serio cambiamento di mentalità. Quello che occorre infatti è accettare di rieducarsi al senso civico e quindi al senso di relazioni genuine e aperte, superando quell’atteggiamento di sfiducia e sospetto che caratterizza il modo di vivere ordinario.

 L’intervista completa si può leggere su agensir.it

La giornata di Francesco in Sicilia

Il Papa viene in Sicilia per la seconda volta, dopo la visita a Lampedusa dell’otto luglio 2013. Lo fa in una data significativa per la Chiesa siciliana, la memoria di Maria SS. Addolorata giorno del XXV anniversario del martirio del Beato don Pino Puglisi, avvenuto davanti la porta di casa il 15 settembre 1993, nel giorno del suo compleanno. L’assassinio del parroco di Brancaccio ad opera di mano mafiosa avvenne al culmine di una strategia intimidatoria nei confronti della Chiesa, dopo il monito di San Giovanni Paolo II e il suo invito alla conversione nei confronti degli uomini della mafia pronunciato nella Valle dei Templi di Agrigento il 10 maggio 1993. Di tale monito la Chiesa siciliana ha voluto confermare la consegna con una lettera dal titolo “Convertitevi” che è stata pubblicata il 10 maggio scorso e una celebrazione dell’intero episcopato davanti al tempio della Concordia ad Agrigento.

Sono da collegare infatti al grido di Giovanni Paolo II contro la criminalità mafiosa gli attentati intimidatori del 27 luglio 1993 a Roma alla Chiesa di San Giorgio al Velabro e al Vicariato della Curia romana in piazza san Giovanni in Laterano. Da questi eventi la Chiesa è stata confermata nelle sue scelte di presa di distanza dal fenomeno mafioso e da un passato che forse aveva dato adito a qualche ambiguità.

La tappa piazzese.L’intensa giornata di Francesco inizierà con l’arrivo all’aeroporto di Catania alle ore 8. Subito partirà in elicottero alla volta di Piazza Armerina dove atterrerà presso il campo sportivo alle ore 8,45. Da qui in papamobile percorrerà le vie Libertà, Generale Cascino, Gen. Ciancio, Sen. Marescalchi, Gen. Muscarà, per giungere in Piazza Falcone e Borsellino. Alle 9 il saluto del vescovo mons. Rosario Gisana e il discorso del S. Padre. Quindi il saluto agli ammalati e ai disabili e la partenza verso il campo sportivo da dove alle 10,15 ripartirà alla volta di Palermo.

Un coro, costituito da cento cantori di ogni comune della diocesi, guidato dal maestro Pino Gennaro, animerà il momento dell’attesa e l’inizio della visita, mentre subito dopo la partenza del S. Padre seguirà un concerto di Giosy Cento. Sono stati predisposti sei mega schermi per permettere di poter seguire l’evento anche a coloro che non potranno entrare nella piazza Falcone e Borsellino, mentre l’intero percorso papale sarà servito da impianto di filodiffusione.

La venuta di Francesco a Piazza Armerina è un segno dell’attenzione del Papa a una delle periferie del profondo sud, caratterizzata da un progressivo spopolamento dopo la chiusura dello stabilimento Enichem di Gela e di altre attività produttive che costringe intere famiglie e soprattutto le giovani generazioni a lasciare la propria terra privando la società e la comunità ecclesiale delle risorse migliori. Una situazione aggravata anche da una sommessa presenza malavitosa che scoraggia anche l’avvio di attività produttive.

La Messa al Foro Italico.Francesco atterrerà al Porto di Palermo alle 11 e si porterà nel grande piazzale del Foro Italico dove ad attenderlo sono previste centocinquantamila persone. Presiederà la celebrazione eucaristica con l’intero episcopato siculo nel grande palco allestito per l’occasione.

La Celebrazione Eucaristica sarà animata da un Coro guida di circa 250 cantori provenienti dalle varie parrocchie dell’Arcidiocesi. La direzione dei gruppi corali sarà affidata al maestro Mauro Visconti, Maestro di Cappella della Chiesa Cattedrale. L’inno in onore del beato Puglisi è stato composto da mons. Giuseppe Liberto, direttore emerito della Cappella Pontificia Sistina, su un testo preparato da mons. Crispino Valenziano. A concelebrare sono previsti circa 600 sacerdoti, i quali riceveranno in omaggio dall’arcidiocesi di Palermo la stola rossa che indosseranno.

“Papa Francesco sulle orme di don Puglisi” è il titolo del numero speciale della rivista “Poliedro”, il mensile dell’Arcidiocesi di Palermo, che questo mese è interamente dedicato sia alla visita del Santo Padre a Palermo, sia ad una riflessione a più voci, venticinque anni dopo la sua tragica scomparsa, sulla figura esemplare, religiosa e civile, del parroco – martire di Brancaccio. Alla concelebrazione parteciperanno anche i cardinali Romeo e De Giorgi, l’arcivescovo Bertolone, l’arcivescovo di Tunisi mons. Antoniazzi, mons. Antonino Migliore, vescovo di Cohxim in Brasile e diversi vescovi emeriti.

Il pranzo presso la missione “Speranza e Carità”.Al termine della celebrazione Francesco, accompagnato dall’arcivescovo Lorefice, si recherà in visita privata, senza telecamere e senza giornalisti al seguito, alla missione fondata dal missionario laico Biagio Conte che ospita centinaia di indigenti, persone senza fissa dimora, senza tetto e immigrati. Qui alle 13,30 consumerà il pranzo con gli ospiti della casa. Anche questo è un segno di vicinanza agli scarti della società che da tanti anni Biagio Conte raccoglie dagli angoli delle strade per offrire loro non solo un pasto e un letto, ma anche per restituire loro dignità. Un esempio che ha trascinato anche centinaia di volontari che prestano la loro opera all’interno della Missione.

La sosta ai luoghi del Beato Puglisi.Alle ore 15 il Santo Padre si recherà presso la parrocchia San Gaetano a Brancaccio, dove operò negli ultimi anni come parroco don Pino Puglisi. Un’azione pastorale semplice volta ad offrire la bontà del vangelo alla gente in un contesto di degrado dove la mafia trovava ampia manovalanza tra i ragazzi del quartiere, allora privo di qualsiasi struttura aggregativa che non fosse la parrocchia. E fu proprio il suo sforzo di educare i ragazzi alla vita buona, attraverso la creazione del Centro Padre Nostro a costargli la condanna a morte della mafia che si vedeva così sottratte le proprie risorse malavitose. Infatti il Papa si recherà anche presso la sua abitazione, oggi divenuta casa-museo, per pregare davanti al portone di ingresso, luogo della sua uccisione.

L’incontro con il clero.Alle 15,30 la Cattedrale ospiterà circa duemila tra sacerdoti, religiosi/e e tutti i seminaristi della Sicilia per ascoltare l’esortazione di Francesco a coloro che sono in prima linea nell’annunzio del vangelo. Ancora una volta sarà la figura di don Puglisi il riferimento da cui il Papa prenderà spunto per il suo discorso, proprio nel luogo dove si trova momentaneamente sepolto in attesa di essere traslato quando sarà completata la chiesa a lui dedicata che si sta costruendo nel quartiere Brancaccio.

In piazza con i giovani.La giornata siciliana di Papa Francesco si concluderà in piazza Politeama dove, oltre ai tanti giovani palermitani, saranno ad attenderlo già dal giorno precedente i quattromilacinquecento giovani siciliani delle 18 diocesi dell’Isola che hanno partecipato al convegno regionale in preparazione alla visita organizzato dall’Ufficio regionale per i giovani della Conferenza Episcopale siciliana, guidato da don Gaetano Gulotta. Testimonianze, musica e preghiera hanno caratterizzato la vigilia e la notte dei giovani e la messa in scena del musical dedicato a Padre Pino Puglisi: «L’Amore salverà il mondo». L’adorazione eucaristica nella vicina chiesa di S. Lucia e le confessioni hanno concluso la giornata. Di buon mattino i giovani si incammineranno verso il Foro Italico per partecipare alla santa messa. Analoga manifestazione si è svolta ieri, venerdì 14 settembre presso la piazza Duomo e la Basilica Cattedrale di Piazza Armerina, alla quale hanno partecipato circa 1500 giovani della diocesi. L’inno dei giovani sia di Piazza Armerina che di Palermo “Corri e danza con noi” è stato composto da don Filippo Celona.

 

La visita del Santo Padre

“Sono contento di trovarmi in mezzo a voi. È bello il sole di Sicilia!”. È con un fuoriprogramma che il Papa ha preso la parola appena giunto in Piazza Falcone e Borsellino, nel cuore di Piazza Armerina. Il tempo di un sorriso, prima di entrare nel merito del suo discorso: “Non sono poche le piaghe che vi affliggono. Esse hanno un nome: sottosviluppo sociale e culturale; sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani; migrazione di interi nuclei familiari; usura; alcolismo e altre dipendenze; gioco d’azzardo; sfilacciamento dei legami familiari. Di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale può apparire, a volte, spaesata e stanca; a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede. Considerare le piaghe della società e della Chiesa non è un’azione denigratoria e pessimistica. Se vogliamo dare concretezza alla nostra fede, dobbiamo imparare a riconoscere in queste sofferenze umane le stesse piaghe del Signore. Guardarle, toccarle (cfr Gv 20,27). Toccare le piaghe del Signore nelle nostre piaghe, nelle piaghe della nostra società, delle nostre famiglie, della nostra gente, dei nostri amici. Toccare le piaghe del Signore lì. E questo significa per noi cristiani assumere la storia e la carne di Cristo come luogo di salvezza e liberazione”.

Papa Francesco a Piazza Armerina ha incontrato i circa 40mila fedeli presenti, mostrando loro di conoscere i luoghi che lo accoglievano. Si è ricollegato al saluto del vescovo mons. Rosario Gisana che ha indicato la povertà nella Chiesa come “aspetto essenziale dell’esperienza cristiana: essa fa conoscere i dinamismi del Vangelo e pone le basi per la piena conformazione a Gesù. E noi, Padre Santo – ha detto il presule durante il suo discorso -, vogliamo davvero somigliare a Lui, a Gesù povero, declinando nella nostra esistenza quei processi spirituali che la sapienza del Vangelo susciterà nelle nostre relazioni. Esseri poveri nella credibilità dei gesti: è quanto vogliamo esprimere per sostenere la nostra gente che sperimenta un inusitato stato depressivo, causato ad intra da una forma incongruente di rassegnazione e ad extra dalla forza demoniaca delle mafie”.

Il Pontefice ha esortato i fedeli di Piazza Armerina ad impegnarsi “per la nuova evangelizzazione di questo territorio centro-siculo, a partire proprio dalle sue croci e sofferenze. Dopo aver concluso il bicentenario della vostra Diocesi – ha detto Papa Francesco -, vi attende una missione avvincente, per riproporre il volto di una Chiesa sinodale e della Parola; Chiesa della carità missionaria; Chiesa comunità eucaristica”.

Il Santo Padre ha spiegato che “la prospettiva di una Chiesa sinodale e della Parola richiede il coraggio dell’ascolto reciproco, ma soprattutto l’ascolto della Parola del Signore”. Spontaneo, da parte del Santo Padre, l’invito alla frequenza quotidiana della Scrittura. “Voi dovete essere abituati alla Parola di Dio: leggere il Vangelo, tutti i giorni – ha detto -, un piccolo passo del Vangelo. Non prende più di cinque minuti. Forse un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa… Prenderlo, guardare e leggere. E così, tutti i giorni, come goccia a goccia, il Vangelo entrerà nel nostro cuore e ci farà più discepoli di Gesù e più forti per uscire, aiutare tutte le problematiche della nostra città, della nostra società, della nostra Chiesa. Fatelo – ha esortato -, fatelo. Chiedo al Vescovo che faciliti la possibilità di avere un piccolo Vangelo per tutti quelli che lo chiedono, per portarlo con sé. La lettura della Parola di Dio vi farà forti”. E poi: “Entrate con fiducia, cari fratelli e sorelle, nel tempo del discernimento e delle scelte feconde – ha ribadito allora -, utili per la vostra felicità e per lo sviluppo armonioso del territorio”.

Per essere Chiesa della carità missionaria, per il Pontefice “occorre prestare attenzione al servizio della carità che oggi è richiesto dalle circostanze concrete”. Ha incoraggiato i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i fedeli laici “a sentire compassione evangelica per i tanti mali della gente, diventando apostoli itineranti di misericordia nel territorio, ad imitazione di Dio che «è tenerezza e vuole condurci a un’itineranza costante e rinnovatrice» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 134). Con semplicità andate per i vicoli, i crocicchi, le piazze e i luoghi di vita feriale – ha detto il Santo Padre -, e portate a tutti la buona notizia che è possibile una convivenza giusta, piacevole e amabile, e che la vita non è oscura maledizione da sopportare fatalisticamente, ma fiducia nella bontà di Dio e nella carità dei fratelli. È importante favorire nelle parrocchie e nelle comunità la carità evangelica, la solidarietà e la sollecitudine fraterna, rifuggendo la tentazione mondana del quieto vivere”. Nella Diocesi nella quale direttore della Caritas è lo stesso vescovo e i suoi operatori sono i diaconi permanenti, Francesco ha chiesto “opere concrete”, quali “centri di ascolto Caritas, mense e rifugi per i fratelli più sfortunati, strutture per ospitare Gesù profugo e spaesato e case d’amore per gli anziani spesso soli e scoraggiati”. Ed è proprio riguardo agli anziani che il Papa ha lasciato il protocollo ed ha parlato a braccio. Ha chiesto “per favore” di non lasciarli soli: “I nostri nonni, sono la nostra identità, sono le nostre radici, e noi non vogliamo essere un popolo sradicato! Le nostre radici sono nei vecchi. Avanti! Prendersi cura degli anziani, dei vecchi. Prendersi cura dei nonni. E che i giovani parlino con i nonni, così prenderanno le radici”. Ha aggiunto, tornando a quanto aveva già scritto: “Non dimenticate che la carità cristiana non si accontenta di assistere; non scade in filantropia, ma spinge il discepolo e l’intera comunità ad andare alle cause dei disagi e tentare di rimuoverle, per quanto è possibile, insieme con gli stessi fratelli bisognosi”.

Parlando di Chiesa come comunità eucaristica, il Pontefice ha rivolto “un pensiero particolare ai presbiteri”, esortandoli a “stringersi attorno al Vescovo e fra di loro”. A loro, che ha chiamato “bravi fratelli”, ha detto che “è necessario costruire con pazienza la gioia della famiglia presbiterale, amandosi e sostenendosi a vicenda”. E ha aggiunto: “In mezzo al popolo di Dio a voi affidato, siete chiamati ad essere i primi a superare gli steccati, i pregiudizi che dividono; i primi a sostare in contemplazione umile davanti alla difficile storia di questa terra, con la sapiente carità pastorale che è dono dello Spirito; i primi a indicare sentieri attraverso i quali la gente può andare verso spazi aperti di riscatto e libertà vera. Consolati da Dio, potrete essere consolatori, asciugare lacrime, guarite ferite, ricostruire vite infrante che si consegnano fiduciosamente al vostro ministero”.

Non è mancato un saluto e un pensiero per i ragazzi e i giovani “che colorano di speranza e di allegria l’assemblea”. Ha chiesto loro di essere “gioventù coraggiosa” e ha esortato quanti dicono che “si fidano di Dio, ma non della Chiesa”, ad avvicinarsi ai preti, “anche al Vescovo”, e a parlarne con loro, “con la voglia di ascoltare la risposta”. “Forse quel giorno – ha detto – il prete avrà il mal di fegato e ti caccerà via, ma sarà solo per quella volta, sempre ti dirà qualcosa. Ascoltare! Ascoltare!”. E  ai sacerdoti ha chiesto: “Abbiate pazienza, pazienza costruttiva per ascoltare i giovani, perché sempre, nell’inquietudine dei giovani, ci sono dei semi del futuro. E tu devi prenderli, e aiutare i giovani ad andare avanti. Ci vuole dialogo”.

Ancora parlando con i giovani, Papa Francesco ha continuato: “Vi incoraggio ad essere gioiosi artefici del vostro destino. Sappiate che Gesù vi ama: Egli è un amico sincero e fedele, che non vi abbandonerà mai; di Lui potete fidarvi! Nei momenti del dubbio e delle difficoltà – ancora  -, potete contare sul suo aiuto, soprattutto per alimentare i vostri grandi ideali. Fidatevi anche della Chiesa, chiamata a intercettare i vostri bisogni di autenticità e ad offrirvi un ambiente alternativo a quello che vi affatica ogni giorno, dove poter ritrovare il gusto della preghiera, dell’unione con Dio, del silenzio che porta il cuore verso le profondità del vostro essere e della santità”.

A chiudere l’intervento l’affidamento alla Madonna delle Vittorie, la preghiera dell’Ave Maria che lo stesso Papa Francesco ha guidato e la benedizione, prima della quale il Pontefice ha chiesto di “prepariamo il cuore per riceverla. Ognuno pensi ai suoi cari, perché questa benedizione scenda sui cari. Pensi ai suoi amici. E pensi anche ai nemici, alle persone a cui io non voglio bene, e che non mi vogliono bene. Aprire il cuore a tutti, perché questa benedizione scenda su tutti”. 

Prima di partire alla volta di Palermo per celebrare il 25° anniversario del martirio del Beato Pino Puglisi, il Pontefice ha ricordato che “appena un mese prima della sua uccisione, egli trascorse alcuni giorni qui, a Piazza Armerina. Era venuto per incontrare i seminaristi, suoi alunni al Seminario maggiore di Palermo” e definito quello “un passaggio profetico”, “una consegna, non solo ai sacerdoti, ma a tutti i fedeli di questa diocesi: per amore di Gesù, servire i fratelli fino alla fine!”.

Il saluto del Vescovo.pdf

Il messaggio del Pontefice.pdf

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La visita del Papa a Piazza Armerina

Benvenuto Francesco

Cresce l’attesa per l’ormai imminente visita di Papa Francesco a Piazza Armerina. Un evento che passerà certamente alla storia. Il successore di Pietro al centro Sicilia per dare speranza e confermare nella fede. Una moltitudine di persone attende la parola del Pontefice, la cui presenza sarà segno di consolazione per questo territorio che soffre tante contraddizioni.
I giovani della diocesi attenderanno Francesco vegliando in preghiera, riflessione e in festa. Tra le tante iniziative una preghiera e la composizione di un inno. Realizzato anche un logo e un sito dedicato (www.papafrancescoapiazza.it). Per l’occasione anche un annullo filatelico. Dopo la visita del Papa sul luogo dell’incontro il concerto del “cantautore di Dio” don Giosy Cento. La visita del Papa sarà trasmessa in diretta su Tv 2000.
È iniziato il conto alla rovescia per la prossima visita di Papa Francesco in Sicilia alle città e diocesi di Piazza Armerina e di Palermo in occasione del XXV anniversario del martirio del Beato padre Pino Puglisi. Dopo la notizia comunicata ufficialmente lo scorso 26 maggio dalla Sala Stampa della Santa Sede e contemporaneamente dalle due diocesi, nei mesi scorsi si è messa in “moto” la macchina organizzativa dell’evento. Quella di Piazza Armerina sarà una breve visita. Infatti il Papa, giungerà a Piazza Armerina alle 8,30 in elicottero da Catania e atterrerà al campo sportivo di piano S. Ippolito. Quindi in papamobile, con accanto mons. Gisana, si sposterà nella piazza Falcone e Borsellino (ex piazza Europa), nei pressi della piazza Generale Cascino, dove sarà allestito il palco. Alle ore 9 avrà inizio con una breve preghiera e canti l’incontro con i fedeli della diocesi. Il vescovo porgerà al Santo Padre il saluto dell’intera comunità che sarà seguito dalle parole che Francesco vorrà rivolgere alla Chiesa piazzese, specialmente in questo particolare dedicato al Bicentenario della sua istituzione.
“Lo attendiamo con gioia”, sono state le parole dette dal vescovo mons. Gisana fin da quando è stata comunicata la notizia, e ripetute lunedì 3 settembre nel corso della trasmissione “il diario di Papa Francesco” su Tv 2000. “Per noi è davvero un dono mirabile, che il Signore ha voluto fare a questa parte della Sicilia centrale che resta una periferia, – ha sottolineato don Rosario – e le periferie sono la corda sensibile del Papa”.
Il Santo Padre viene a Piazza Armerina “per dare speranza a questo territorio che soffre tante contraddizioni”, ha detto ancora il Vescovo che ha sottolineato che la parola del Papa e la sua stessa presenza “come la presenza di Pietro, negli atti degli Apostoli, riusciva a dare speranza e guarigione a quanti lo accostavano, sarà presenza beneficante”.
“C’è una moltitudine di persone, – ha detto mons. Gisana – che attende il Papa in un territorio martoriato dallo spopolamento e dall’azione demoniaca che è la piaga della mafia e dei tanti interessi che non permettono al territorio di potersi affrancare”.
In occasione della visita del Papa è stata composta una preghiera recitata in tutte le parrocchie nelle ultime domeniche precedenti la visita del Papa.
Don Filippo Celona, direttore dell’ufficio diocesano della pastorale giovanile e parroco della parrocchia san Giovanni Battista in Enna, ha scritto e musicato l’inno “Canta e danza con noi” che sarà presentato il 15 settembre a Piazza Armerina e a Palermo giorno della visita del Papa e che accompagnerà gli altri incontri regionali dei giovani. È stato realizzato dal giovane Gianbattista di Dio un logo per l’occasione.
L’ufficio di comunicazioni sociali ha realizzato un apposito sito internet www.papafrancescoapiazza.itcon tutte le informazioni e le indicazioni riguardanti la visita del Papa.
Inoltre sarà allestito il Centro Stampa – riservato agli accreditati –nella chiesa San Giuseppe, via G. Mazzini n. 61 (a pochi metri dalla Piazza Falcone e Borsellino) e sarà aperto, sabato 15 settembre, a partire dalle ore 7 alle ore 19.30. L’evento della visita di Papa Francesco a Piazza Armerina e a Palermo sarà trasmesso in diretta su Tv2000.

Carmelo Cosenza

 

 

 

 

 

Nomine ad Aidone, Niscemi e Gela

In data 1 settembre il Vescovo mons. Rosario Gisana ha reso noto di aver provveduto alle seguenti nomine che avranno validità a partire dal 15 settembre

  • Don Gaetano Condorelli, parroco della parrocchia San Francesco d’Assisi in Niscemi
  • Don Rocco Pisano, parroco della parrocchia Santa Lucia in Gela
  • Don Vincenzo Iannì, vice parroco della parrocchia Santa Lucia in Gela
  • Don Massimo Ingegnoso, parroco della parrocchia chiesa Madre – Santa Maria d’Itria in Niscemi
  • Don Giacinto Magro, parroco della parrocchia chiesa Madre – San Lorenzo in Aidone
  • Don Luigi Petralia, parroco della parrocchia San Giacomo Maggiore in Gela
  • Don Angelo Ventura, amministratore parrocchiale della parrocchia Maria Ss. di Lourdes in Sant’Anna in Aidone
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