La visita del Santo Padre

“Sono contento di trovarmi in mezzo a voi. È bello il sole di Sicilia!”. È con un fuoriprogramma che il Papa ha preso la parola appena giunto in Piazza Falcone e Borsellino, nel cuore di Piazza Armerina. Il tempo di un sorriso, prima di entrare nel merito del suo discorso: “Non sono poche le piaghe che vi affliggono. Esse hanno un nome: sottosviluppo sociale e culturale; sfruttamento dei lavoratori e mancanza di dignitosa occupazione per i giovani; migrazione di interi nuclei familiari; usura; alcolismo e altre dipendenze; gioco d’azzardo; sfilacciamento dei legami familiari. Di fronte a tanta sofferenza, la comunità ecclesiale può apparire, a volte, spaesata e stanca; a volte invece, grazie a Dio, è vivace e profetica, mentre ricerca nuovi modi di annunciare e offrire misericordia soprattutto ai fratelli caduti nella disaffezione, nella diffidenza, nella crisi della fede. Considerare le piaghe della società e della Chiesa non è un’azione denigratoria e pessimistica. Se vogliamo dare concretezza alla nostra fede, dobbiamo imparare a riconoscere in queste sofferenze umane le stesse piaghe del Signore. Guardarle, toccarle (cfr Gv 20,27). Toccare le piaghe del Signore nelle nostre piaghe, nelle piaghe della nostra società, delle nostre famiglie, della nostra gente, dei nostri amici. Toccare le piaghe del Signore lì. E questo significa per noi cristiani assumere la storia e la carne di Cristo come luogo di salvezza e liberazione”.

Papa Francesco a Piazza Armerina ha incontrato i circa 40mila fedeli presenti, mostrando loro di conoscere i luoghi che lo accoglievano. Si è ricollegato al saluto del vescovo mons. Rosario Gisana che ha indicato la povertà nella Chiesa come “aspetto essenziale dell’esperienza cristiana: essa fa conoscere i dinamismi del Vangelo e pone le basi per la piena conformazione a Gesù. E noi, Padre Santo – ha detto il presule durante il suo discorso -, vogliamo davvero somigliare a Lui, a Gesù povero, declinando nella nostra esistenza quei processi spirituali che la sapienza del Vangelo susciterà nelle nostre relazioni. Esseri poveri nella credibilità dei gesti: è quanto vogliamo esprimere per sostenere la nostra gente che sperimenta un inusitato stato depressivo, causato ad intra da una forma incongruente di rassegnazione e ad extra dalla forza demoniaca delle mafie”.

Il Pontefice ha esortato i fedeli di Piazza Armerina ad impegnarsi “per la nuova evangelizzazione di questo territorio centro-siculo, a partire proprio dalle sue croci e sofferenze. Dopo aver concluso il bicentenario della vostra Diocesi – ha detto Papa Francesco -, vi attende una missione avvincente, per riproporre il volto di una Chiesa sinodale e della Parola; Chiesa della carità missionaria; Chiesa comunità eucaristica”.

Il Santo Padre ha spiegato che “la prospettiva di una Chiesa sinodale e della Parola richiede il coraggio dell’ascolto reciproco, ma soprattutto l’ascolto della Parola del Signore”. Spontaneo, da parte del Santo Padre, l’invito alla frequenza quotidiana della Scrittura. “Voi dovete essere abituati alla Parola di Dio: leggere il Vangelo, tutti i giorni – ha detto -, un piccolo passo del Vangelo. Non prende più di cinque minuti. Forse un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa… Prenderlo, guardare e leggere. E così, tutti i giorni, come goccia a goccia, il Vangelo entrerà nel nostro cuore e ci farà più discepoli di Gesù e più forti per uscire, aiutare tutte le problematiche della nostra città, della nostra società, della nostra Chiesa. Fatelo – ha esortato -, fatelo. Chiedo al Vescovo che faciliti la possibilità di avere un piccolo Vangelo per tutti quelli che lo chiedono, per portarlo con sé. La lettura della Parola di Dio vi farà forti”. E poi: “Entrate con fiducia, cari fratelli e sorelle, nel tempo del discernimento e delle scelte feconde – ha ribadito allora -, utili per la vostra felicità e per lo sviluppo armonioso del territorio”.

Per essere Chiesa della carità missionaria, per il Pontefice “occorre prestare attenzione al servizio della carità che oggi è richiesto dalle circostanze concrete”. Ha incoraggiato i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e i fedeli laici “a sentire compassione evangelica per i tanti mali della gente, diventando apostoli itineranti di misericordia nel territorio, ad imitazione di Dio che «è tenerezza e vuole condurci a un’itineranza costante e rinnovatrice» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 134). Con semplicità andate per i vicoli, i crocicchi, le piazze e i luoghi di vita feriale – ha detto il Santo Padre -, e portate a tutti la buona notizia che è possibile una convivenza giusta, piacevole e amabile, e che la vita non è oscura maledizione da sopportare fatalisticamente, ma fiducia nella bontà di Dio e nella carità dei fratelli. È importante favorire nelle parrocchie e nelle comunità la carità evangelica, la solidarietà e la sollecitudine fraterna, rifuggendo la tentazione mondana del quieto vivere”. Nella Diocesi nella quale direttore della Caritas è lo stesso vescovo e i suoi operatori sono i diaconi permanenti, Francesco ha chiesto “opere concrete”, quali “centri di ascolto Caritas, mense e rifugi per i fratelli più sfortunati, strutture per ospitare Gesù profugo e spaesato e case d’amore per gli anziani spesso soli e scoraggiati”. Ed è proprio riguardo agli anziani che il Papa ha lasciato il protocollo ed ha parlato a braccio. Ha chiesto “per favore” di non lasciarli soli: “I nostri nonni, sono la nostra identità, sono le nostre radici, e noi non vogliamo essere un popolo sradicato! Le nostre radici sono nei vecchi. Avanti! Prendersi cura degli anziani, dei vecchi. Prendersi cura dei nonni. E che i giovani parlino con i nonni, così prenderanno le radici”. Ha aggiunto, tornando a quanto aveva già scritto: “Non dimenticate che la carità cristiana non si accontenta di assistere; non scade in filantropia, ma spinge il discepolo e l’intera comunità ad andare alle cause dei disagi e tentare di rimuoverle, per quanto è possibile, insieme con gli stessi fratelli bisognosi”.

Parlando di Chiesa come comunità eucaristica, il Pontefice ha rivolto “un pensiero particolare ai presbiteri”, esortandoli a “stringersi attorno al Vescovo e fra di loro”. A loro, che ha chiamato “bravi fratelli”, ha detto che “è necessario costruire con pazienza la gioia della famiglia presbiterale, amandosi e sostenendosi a vicenda”. E ha aggiunto: “In mezzo al popolo di Dio a voi affidato, siete chiamati ad essere i primi a superare gli steccati, i pregiudizi che dividono; i primi a sostare in contemplazione umile davanti alla difficile storia di questa terra, con la sapiente carità pastorale che è dono dello Spirito; i primi a indicare sentieri attraverso i quali la gente può andare verso spazi aperti di riscatto e libertà vera. Consolati da Dio, potrete essere consolatori, asciugare lacrime, guarite ferite, ricostruire vite infrante che si consegnano fiduciosamente al vostro ministero”.

Non è mancato un saluto e un pensiero per i ragazzi e i giovani “che colorano di speranza e di allegria l’assemblea”. Ha chiesto loro di essere “gioventù coraggiosa” e ha esortato quanti dicono che “si fidano di Dio, ma non della Chiesa”, ad avvicinarsi ai preti, “anche al Vescovo”, e a parlarne con loro, “con la voglia di ascoltare la risposta”. “Forse quel giorno – ha detto – il prete avrà il mal di fegato e ti caccerà via, ma sarà solo per quella volta, sempre ti dirà qualcosa. Ascoltare! Ascoltare!”. E  ai sacerdoti ha chiesto: “Abbiate pazienza, pazienza costruttiva per ascoltare i giovani, perché sempre, nell’inquietudine dei giovani, ci sono dei semi del futuro. E tu devi prenderli, e aiutare i giovani ad andare avanti. Ci vuole dialogo”.

Ancora parlando con i giovani, Papa Francesco ha continuato: “Vi incoraggio ad essere gioiosi artefici del vostro destino. Sappiate che Gesù vi ama: Egli è un amico sincero e fedele, che non vi abbandonerà mai; di Lui potete fidarvi! Nei momenti del dubbio e delle difficoltà – ancora  -, potete contare sul suo aiuto, soprattutto per alimentare i vostri grandi ideali. Fidatevi anche della Chiesa, chiamata a intercettare i vostri bisogni di autenticità e ad offrirvi un ambiente alternativo a quello che vi affatica ogni giorno, dove poter ritrovare il gusto della preghiera, dell’unione con Dio, del silenzio che porta il cuore verso le profondità del vostro essere e della santità”.

A chiudere l’intervento l’affidamento alla Madonna delle Vittorie, la preghiera dell’Ave Maria che lo stesso Papa Francesco ha guidato e la benedizione, prima della quale il Pontefice ha chiesto di “prepariamo il cuore per riceverla. Ognuno pensi ai suoi cari, perché questa benedizione scenda sui cari. Pensi ai suoi amici. E pensi anche ai nemici, alle persone a cui io non voglio bene, e che non mi vogliono bene. Aprire il cuore a tutti, perché questa benedizione scenda su tutti”. 

Prima di partire alla volta di Palermo per celebrare il 25° anniversario del martirio del Beato Pino Puglisi, il Pontefice ha ricordato che “appena un mese prima della sua uccisione, egli trascorse alcuni giorni qui, a Piazza Armerina. Era venuto per incontrare i seminaristi, suoi alunni al Seminario maggiore di Palermo” e definito quello “un passaggio profetico”, “una consegna, non solo ai sacerdoti, ma a tutti i fedeli di questa diocesi: per amore di Gesù, servire i fratelli fino alla fine!”.

Il saluto del Vescovo.pdf

Il messaggio del Pontefice.pdf

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