Il segretario del Consiglio Pastorale diocesano

Noi siamo il suo popolo

Santità, fin dal giorno dell’annuncio della sua visita da parte del nostro Vescovo mons. Rosario Gisana, al quale nuovamente esprimo a nome del consiglio pastorale diocesano, quale segretario tutto il nostro affetto e la nostra gratitudine, abbiamo pregato lo Spirito Santo perché ci assistesse nel prepararci ad accogliere un dono cosi grande: l’incontro con il Successore di Pietro. Nel cuore di ciascuno di noi, c’è il desiderio di esserci per condividere l’incontro, per poter stare con Lei; di poterLe sussurrare i nostri propositi, ansie, preoccupazioni ma anche la forza di sentirci sostenuti per poter andare oltre. Quest’area geografica è centrale rispetto alla Sicilia ma rappresenta, per le difficoltà economiche, sociali ed occupazionali, una periferia esistenziale per la quale vogliamo pensare a piani di recupero sociale ed occupazionale. Con tanta sollecitudine stiamo pensando a piani di sviluppo territoriale delle aree interne orientate ad una prospettiva di inclusione sociale. Si Santità, potersi sentire beneficati e toccati tutti nel cuore per poter, anche dopo questa occasione stupenda, riprendere col fratello, mano nella mano, il cammino dell’essere Chiesa occupandoci dell’altro.
Dopo i discepoli, la presenza più rilevante accanto a Gesù, nei Vangeli, è quella delle folle. Queste sono come la prospettiva nella quale si inserisce l’operato di Gesù, lo sfondo di tutti i Vangeli: Gesù vive, parla, opera per le folle, davanti alle folle. È l’ambito naturale della predicazione e dell’azione di Gesù. Questo elemento è significativo perché indica come Gesù abbia come scopo preciso raggiungere le folle, ma è altrettanto vero che sono le folle a cercare Gesù. Oggi ciascuno di noi si sente così: andiamo a cercare ed incontrare Gesù e poterlo seguire. Quando Gesù passa non ci lascia come siamo… Il suo incontro, e la forza che scaturisce dalla Sua Persona, trasforma la vita e la rende nuova, più bella, generosa, aperta all’incontro con l’altro. In noi c’è la consapevolezza che, il dono dell’incontro ricevuto, non è per sé stessi, ma ci impegna a diventare naturalmente inviati verso tutti. Gioiosi di poter comunicare la gioia che è incontro con il Vangelo vivo, cioè Gesù in persona. Abbiamo imparato, in questi anni col nostro Vescovo, che questa certezza, legata ovviamente ad una tensione emotiva ancorata al dono della fede, diventa metodo di ricerca spirituale e di cammino della chiesa particolare. L’esperienza nuova maturata dal Consiglio Pastorale Diocesano – convocato in un sinodo permanente a partire dalla riflessione sull’ Esortazione Apostolica Post-sinodale “Amoris Laetitia”, sull’amore nella famiglia, che Sua Santità ha voluto donare a tutto il popolo di Dio- ha ricondotto ciascuno di noi in una ‘strada comune’ Ci siamo sentiti attori responsabili, o come ama citare il nostro vescovo Rosario nel Piano Pastorale Diocesano, strumenti di Dio in quella sinfonia ecclesiale , perché è una strada percorsa insieme che non riguarda soltanto l’assemblea dei sinodali, ma l’intera comunità locale sulla strada della fede, della speranza e dell’’amore per il futuro guidati dallo Spirito del Signore. L’occasione dell’incontro, però, non può essere vissuta egoisticamente; dovremmo imparare a confrontarci con la domanda che viene da un popolo, con una prospettiva ampia “tutti siamo in attesa di Lui”. Dovremmo imparare a riflettere sulla nostra città, ad averla sullo sfondo della nostra vita e preoccupazioni, ad avvertirne l’inquietudine, a sentirne le domande profonde, a soffrire dei suoi dolori e gioire delle sue gioie. Dovremmo fare nostre le parole del Concilio: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (Gaudium et Spes, 1). Non è facile, Ma anche tanta solitudine, la fragilità del legami familiari e di amicizia, l’inquietudine dei giovani etc… L’orizzonte in realtà è più ampio : contenere anche le folle di tutto il mondo, che in qualche modo la globalizzazione ci porta a conoscere e incontrare. Pensiamo agli immigrati: sono rappresentanti del dolore di mondi lontani, della solitudine delle famiglie lasciate dalle badanti, o portano con sé l’eco delle guerre e delle miserie di Africa e Asia, ecc… Gesù così viveva: sempre con la folla attorno, presente, viva, piena di domande. Ci insegni, Santità, ad avere parole di speranza che aprano prospettive nuovo e ridiano il futuro a chi lo vede chiuso. Ci insegni, Santità, a parlare partendo dalla propria vita, dall’esperienza della propria vita, perché le parole traggano forza e credibilità se accompagnate dal vissuto; come dice Giovanni: evangelista “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. Da questo conosceremo che siamo nati dalla verità” (1Gv 3,18-19). Grazie Santità per questo amabile dono della Sua Presenza, ci porti sempre nel suo cuore.

Don Salvatore, Diacono, segretario del Consiglio Pastorale Diocesano.

 

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