Messaggio ai ministranti e ai cresimandi

Carissimi,

la gioia di questo momento, espressa con gestualità festante, nasce dall’amicizia che Gesù ha con ciascuno di voi. La frase, che si legge in Mc 10,14: «Lasciate che i ragazzi vengono a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio», lascia intendere che proprio voi siete i privilegiati del Signore. Vi guardo pertanto con quella tenerezza che, anche in questo caso, non può che attribuirsi all’amorevole attenzione di Gesù. Mi colpisce la centralità che egli dà ai ragazzi, al punto da rendere la loro vita una misura d’amore traboccante, senza ipocrisia, aperto ed espresso con accogliente disponibilità. Ecco la ragione perché Gesù afferma con perentorietà: vostro è il regno di Dio. Guardando a voi, contemplo in modo concreto la presenza del regno di Dio nella nostra vita. Ogni vostro gesto, espresso con apertura evangelica, ovvero con quelle piccole attenzioni che soltanto voi sapete esternare, mi riporta alle modalità del regno di Dio in mezzo a noi. La sua incidenza nella società odierna, organizzata attorno a relazioni complesse e persino equivoche, è segnata dalla vostra esistenza gioiosa e sincera: una disponibilità al senso dell’altro che è davvero disarmante. Il regno di Dio non può che essere vostro perché soltanto voi, per l’età che avete, siete capaci di mettervi in gioco, cominciando volentieri daccapo e soprattutto dandovi con facilità il segno della pace. Il regno di Dio è con voi e per mezzo vostro è anche con noi.

Tale occasione mi consente ancora un’altra riflessione. Sono certo che conosciate il grande amore che promana dall’Eucaristia. La presenza di Gesù, fortissimamente vera, ci mette nella condizione di essere non soltanto al suo servizio, durante la celebrazione eucaristica, ma di prolungare altresì questo momento d’amore indicibile nella vita delle nostre comunità ecclesiali. Anche qui, noi adulti, non possiamo fare a meno di osservare con attenzione le modalità d’amore eucaristico che voi, carissimi ministranti cresimandi, testimoniate con il vostro stile d’accoglienza e perdono reciproco. D’altronde, la celebrazione eucaristica riesce a perpetuarsi nelle relazioni quotidiane, grazie al vostro impegno per il vangelo che accade in maniera spontanea e semplice, come siete voi spontanei e semplici. Anzi, mi rendo conto che il vostro modo di rapportarvi, per la genuinità con cui vi accogliete, evoca costantemente l’azione potente del vangelo nella vita degli adulti. Talvolta, sento scorgere in voi una singolare identificazione: vangelo e ragazzi, un tutt’uno omogeno che annuncia la possibilità che il volto di questa società stia davvero cambiando, giacché le risorse di positività che sono custodite nella vostra esistenza si attuano, nonostante la gretta combinazione di opportunismo e compromesso che connota la relazione di noi adulti. Coraggio, dunque, nel praticare l’amore eucaristico: lo apprendete in modo silente dall’altare e lo consegnate in modo aperto a noi adulti, quell’amore che prima o poi riuscirà a cambiare il nostro cuore di pietra in cuore che pulsa amore e perdono verso tutti e in particolare nei confronti di chi resiste alla bellezza dei rapporti sinceri.

✠ Rosario Gisana

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