Premessa
Due testi del Magistero.
- a) LG 41: L’invito alla santità di vita è il motivo propulsore per una spiritualità di comunione nella Chiesa. Il compito si estende a tutti i battezzati, ma interessa in particolar modo i pastori del gregge nello stile del «Pastore grande delle pecore» (Eb 13,20).
- b) NMI 43: la necessità di praticare una spiritualità di comunione. Il presbitero è chiamato a promuovere la comunione nella Chiesa. È un impegno iscritto nella sua condizione di chiamato. Egli non può esimersi dall’edificare rapporti che riflettano una comunione ispirata a quella trinitaria.
- Il termine koinwni,a nel pensiero giovanneo (1Gv 1,1-7)
L’autore giovanneo usa il termine koinwni,a (comunione) soltanto in questa pericope. Sembra che esso costituisca una chiave di lettura per capire gli aspetti della vita cristiana, esplicati lungo tutta la prima lettera. Ecco le condizioni che l’autore propone per la sua comunità: la rottura con il peccato; la custodia del comandamento dell’amore; la vigilanza sulla seduzione del male (anticristo); la decisione di credere nel dono della figliolanza divina; lo stile di un amore fattivo; la confessione di fede in Gesù figlio di Dio; la preghiera rivolta a Dio per i peccatori. Questi motivi sembrano spiegare concretamente il senso della koinwni,a evangelica.
In questa pericope, il termine ricorre quattro volte. Sorprende che esso è soggetto soltanto in relazione alla comunione trinitaria nel v. 3b: h` koinwni,a de. h` h`mete,ra meta. tou/ patro.j kai. meta. tou/ ui`ou/ auvtou/ VIhsou/ Cristou/ (la nostra comunione è con il Padre e con suo figlio Gesù Cristo). Altrove il termine appare come complemento:
– i[na kai. u`mei/j koinwni,an e;chte meqV h`mw/n (v. 3a: affinché voi abbiate comunione con noi): comunione apostolica
– VEa.n ei;pwmen o[ti koinwni,an e;comen metV auvtou/ (v.6: se diciamo di avere comunione con lui): comunione con il Logos
– koinwni,an e;comen metV avllh,lwn (v. 7: abbiamo comunione vicendevole): comunione ecclesiale
Ciò fa capire che la comunione non può che essere trinitaria. Essa nasce dal Dio trinitario e a Dio trinitario è ricondotta. Consideriamo gli effetti della koinwni,a (comunione).
- a) Dalla comunione apostolica si prende consapevolezza del dono della zwh, (vita);
- b) Dalla comunione con il Logos si capisce che Dio è fw/j (luce), per cui facciamo esperienza della nostra debolezza e della misericordia del Padre;
- c) Dalla comunione ecclesiale si ha la certezza di essere perdonati per il sangue di Cristo.
- La koinwni,a presbiterale
La comunione presbiterale prende le mosse dalla comunione trinitaria. Ad essa si ispira e da essa si sviluppano alcuni aspetti che formano concretamente la comunione ecclesiale. È chiaro che non si può prescindere dalla relazione apostolica. Il presbitero conosce la comunione grazie alla mediazione dell’apostolo che è inviato da Dio. Questo compito si espleta dentro un dinamismo credente: ascolto, constatazione, contemplazione, esperienza di vita.
2.1. La partecipazione alla vita trinitaria
Cosa s’intende per koinwni,a trinitaria? Il singolo testimone della relazione trinitaria.
- a) Dio padre. Ciò comporta la partecipazione alla paternità di Dio nella narrazione che Gesù fa della sua persona (cfr. Lc 15,11-32 e 2Cor 1,3-4).
- b) Dio figlio. Risalta la figliolanza divina nella condizione dell’obbediente per antonomasia (cfr. Eb 5,7-9).
- c) Dio spirito. Si tratta della partecipazione alla potenza d’amore di Dio. È da considerare il testo di Rm 5,5.
2.2. La partecipazione alla comunione dell’apostolo
Si tratta di quello che 1Pt 5,2-3 suggerisce: poima,nate to. evn u`mi/n poi,mnion tou/ qeou/ Îevpiskopou/ntejÐ mh. avnagkastw/j avlla. e`kousi,wj kata. qeo,n( mhde. aivscrokerdw/j avlla. proqu,mwj( mhdV w`j katakurieu,ontej tw/n klh,rwn avlla. tu,poi gino,menoi tou/ poimni,ou (pascete il gregge di Dio che si trova tra voi, visitandolo non per dovere, ma volentieri secondo le misure di Dio, non per turpe guadagno, ma con prontezza d’animo, non come chi domina una porzione, ma diventando modelli del gregge). Ciò è confermato dal dialogo di Gesù con Pietro in Gv 21,15-23 con l’enfasi nell’ammonizione finale: su, moi avkolou,qei (tu seguimi).
2.3. La partecipazione alla comunione ecclesiale
Essa si s’incentra nel mandato di Gesù in forma di comandamento, come attesta Gv 15,12: Au[th evsti.n h` evntolh. h` evmh,( i[na avgapa/te avllh,louj kaqw.j hvga,phsa u`ma/j (questo è il mio comandamento: amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato). È importante cogliere l’enfasi della preposizione causale kaqw,j (per il fatto che) che evoca la modalità di comunione di Cristo nell’offerta totale di sé stesso (cfr. Gv 10,17). Qui si torna al tema della luce, come rammenta l’autore giovanneo. Dalla consapevolezza delle nostre fragilità si edifica la comunione ecclesiale. È la ragione perché a Paolo è detto che la comunione ecclesiale prende le mosse dall’affidamento a Dio nella condizione di peccatore. Due testi di riferimento:
- a) 2Cor 12,7-10
dio. i[na mh. u`perai,rwmai( evdo,qh moi sko,loy th/| sarki,( a;ggeloj satana/( i[na me kolafi,zh|( i[na mh. u`perai,rwmaiÅ u`pe.r tou,tou tri.j to.n ku,rion pareka,lesa i[na avposth/| avpV evmou/Å kai. ei;rhke,n moi\ avrkei/ soi h` ca,rij mou( h` ga.r du,namij evn avsqenei,a| telei/taiÅ h[dista ou=n ma/llon kauch,somai evn tai/j avsqenei,aij mou( i[na evpiskhnw,sh| evpV evme. h` du,namij tou/ Cristou/Å dio. euvdokw/ evn avsqenei,aij( evn u[bresin( evn avna,gkaij( evn diwgmoi/j kai. stenocwri,aij( u`pe.r Cristou/\ o[tan ga.r avsqenw/( to,te dunato,j eivmi (Perciò, affinché io non mi insuperbisca, mi è stata conficcata nella carne una spina, un inviato di satana per schiaffeggiarmi, affinché io non mi insuperbisca. Riguardo a questo per tre volte ho invocato il Signore che l’allontanasse da me, ed egli mi ha detto: ti basta la mia grazia. Infatti la potenza si perfeziona nella debolezza. È molto meglio dunque che mi vanti delle mie debolezze, affinché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò, mi compiaccio nelle debolezze, negli insulti, nelle angustie, nelle persecuzioni, nelle difficoltà in favore di Cristo. Quando infatti sono debole, allora sono forte».
- b) 1Tm 1,12-17
Ca,rin e;cw tw/| evndunamw,santi, me Cristw/| VIhsou/ tw/| kuri,w| h`mw/n( o[ti pisto,n me h`gh,sato qe,menoj eivj diakoni,an. to. pro,teron o;nta bla,sfhmon kai. diw,kthn kai. u`bristh,n( avlla. hvleh,qhn( o[ti avgnow/n evpoi,hsa evn avpisti,a|\ u`perepleo,nasen de. h` ca,rij tou/ kuri,ou h`mw/n meta. pi,stewj kai. avga,phj th/j evn Cristw/| VIhsou/Å pisto.j o` lo,goj kai. pa,shj avpodoch/j a;xioj( o[ti Cristo.j VIhsou/j h=lqen eivj to.n ko,smon a`martwlou.j sw/sai( w-n prw/to,j eivmi evgw,Å avlla. dia. tou/to hvleh,qhn( i[na evn evmoi. prw,tw| evndei,xhtai Cristo.j VIhsou/j th.n a[pasan makroqumi,an pro.j u`potu,pwsin tw/n mello,ntwn pisteu,ein evpV auvtw/| eivj zwh.n aivw,nionÅ Tw/| de. basilei/ tw/n aivw,nwn( avfqa,rtw| avora,tw| mo,nw| qew/|( timh. kai. do,xa eivj tou.j aivw/naj tw/n aivw,nwn( avmh,n (Rendo grazie a Colui che mi ha dato forza, a Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha considerato degno di fede, ponendomi nel servizio. A me che inizialmente ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento, mi è stata usata misericordia: senza saperlo agivo nella mancanza di fede. La grazie del Signore nostro ha sovrabbondato con la fede e l’amore in Cristo Gesù. La parola è degna di fede di ogni accoglienza, perché Cristo Gesù è venuto nel monto per salvare i peccatori, di cui il primo sono io. Ma per questo mi è stata usata misericordia, affinché in me prima di ogni cosa Cristo Gesù mostrasse il suo cuore grande ad esempio di quanti avrebbero creduto in lui per la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile ed unico Dio, onore e gloria per i secoli dei secoli, amen).
@ Rosario Gisana
