I GIOVANI E PAPA FRANCESCO
- La lettura di questo libro ha suscitato in me un profondo senso di gratitudine che desidero esprimere anzitutto all’autrice, la dott.ssa Alessandra Ferraro, che con un linguaggio semplice e comunicativo ha sintetizzato il pensiero ecclesiale di Papa Francesco; all’organizzatore il diacono Mario Zuccarello, la cui sensibilità ha consentito la divulgazione del libro e quindi una conoscenza maggiore del pensiero del Santo Padre.
- Prenderei le mosse dalla sintomatica espressione che Papa Francesco rivolge ai giovani e che costituisce il messaggio centrale di questa pubblicazione: «Non guardate la vita dal balcone». I protagonisti sono i giovani. Ciò fa capire che il messaggio dell’attuale Pontefice è rivolto fondamentale ai giovani. Ad essi egli desidera comunicare il vangelo di Gesù: far capire che soltanto in unione con lui è possibile recuperare il senso pieno della vita ed imparare ad osare sempre di più. Nel pensiero del Papa è evidente non soltanto il senso di prossimità che ogni pastore dovrebbe coltivare nei confronti delle persone che gli sono affidate, ma anche quello stile di consolazione che stimola tutti e in particolare i giovani ad accogliere il rischio della fede.
- Non mancano le sollecitazioni per gli sposi, sui quali non possiamo non rammentare quel passaggio che caratterizza un autentico stile di relazione, legato alle sintomatiche tre parole: permesso, grazie e scusa. Ciò lascia intendere il modo con cui il Pontefice interagisce con le persone. È certamente un testimone di speranza: egli è uno che si è lasciato coinvolgere dall’annuncio della lieta notizia e desidera relazionarsi a partire unicamente dal vangelo.
- Un motivo molto caro a Papa Francesco è l’amore verso i poveri. È la sfida che egli vuole lanciare alla Chiesa: povera per e tra i poveri. Essa sarà credibile e potrà essere vicina ai poveri non soltanto per la carità che dispensa, ma anche per le scelte di essenzialità che si propone di assumere. In molti passaggi del libro risalta l’idea che il Papa abbia scelto di essere un uomo semplice, umile ed essenziale. Questi attributi fondano il principio di povertà della Chiesa.
- Cosa sta al centro della spiritualità di Papa Francesco? Egli si pone a cavallo tra due grandi pontefici: Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Anche se l’ispiratore del suo pontificato sembra essere Paolo VI, egli con l’espressione sintomatica «callejero de la fe» lascia intendere che a fondamento del suo pontificato sta la missione della Chiesa. Essa sarebbe, stando all’Esortazione post-sinodale Evangelii gaudium, il nodo ecclesiale più emergente che non è semplice diffusione del cristianesimo, ma testimonianza della gioia del vangelo.
- L’intuizione dell’autrice di accostare Papa Francesco a S. Giovanni Bosco è originale e forse anche inconsueta. Non c’è dubbio che S. Francesco d’Assisi è il modello ispiratore del Pontefice, ma sicuramente non mancano addentellati che evocano l’impegno di testimonianza del santo torinese. La prospettiva ecclesiale del Papa è certamente quella di volere la Chiesa, giovane e povera, attraverso un assiduo ed insistente percorso di formazione. Questo tentativo di cogliere, in un Papa gesuita che s’ispira apertamente a S. Francesco, lo spirito di S. Giovanni Bosco può diventare in seguito un motivo di approfondimento. Lo stile semplice, comunicativo e dirompente di questo Papa evoca quello che dovrebbe essere oggi un cristiano: imitatore di Gesù, testimone di una santità che sintetizza gli aspetti semplici e comuni della vita quotidiana di coloro che confessano il vangelo. La capacità comunicativa di Papa Francesco è salesiana ma certamente, nelle forme più immediate, resta francescana.
Rosario Gisana
