Carissimi docenti,
sono lieto di rivolgere a tutti voi una parola di sostegno per il difficile compito d’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche. Sono dell’avviso che la vostra presenza sia anzitutto di testimonianza.
La competenza che mostrate nel mediare gli elementi salienti della religione cattolica, quella competenza che avete acquisito con lo studio della Teologia necessita, oltre che di preparazione e apertura, di uno stile di insegnamento che prende le mosse da una sapienza maturata nel rapporto personale con Gesù Cristo.
Non credo che sia possibile comunicare nozioni senza aver avuto un contatto diretto con la parola del rabbi più rappresentativo che per noi è Gesù. Non si tratta – e questo è chiaro già nelle vostre menti – di comporre un insegnamento con peculiarità catechistiche. La religione cattolica ha tutt’altro orientamento, e voi siete stati formati adeguatamente per concepire ed attuare tale finalità. Ma non può mancare la testimonianza credente, il cui stile è legato alle modalità con cui accostate gli studenti, ai quali, prima ancora di offrire contenuti, consegnate voi stessi.
La vostra esperienza di fede deve restare sullo sfondo, mentre traspaiono le vostre conoscenze che devono diventare motivo di raffronto con le culture odierne.
Se questo è lo stile di testimonianza, non può mancare lo stile di docenza. Credo che un insegnante di religione debba sentirsi sollecitato, per la fede che confessa nell’evangelo, ad esprimere un’esistenza corredata da virtù che rendono luminosa la propria competenza. Ciò significa che egli è chiamato a curare, oltre alla lezione del giorno, quella preparazione remota dalla quale prendono le mosse creatività, diligenza e responsabilità. Gli studenti intuiscono con tempestività l’attitudine del proprio docente all’impegno, pur faticoso, di coniugare contenuti con la vita degli uomini e le donne del nostro tempo.
Comprendo che la linea di demarcazione è molto sottile, sicché diventa oltremodo facile collocarsi dentro uno scibile che rende ambigua l’ora di religione. Se la misura della vostra professionalità resta però l’onestà sul modo come si lavora, tenendo sempre fissa l’attenzione sulle esigenze degli studenti, sono certo che la docenza di religione, silenziosa e talvolta anche non capita, può diventare segno di quell’umanità rinnovata che la scuola auspica da tempo. Comprendo il vostro ruolo particolarmente delicato, ma ricco di molteplici e lungimiranti occasioni. La vostra presenza nella scuola potrà essere di aiuto per ricomprendere come la cultura sia oggi così indispensabile per una rinascita sociale fortemente consolidata.
don Rosario Gisana
