Messaggio per il Rinnovamento nello Spirito

Carissimi,

in questa II domenica di quaresima, la liturgia ci fa meditare il racconto della Trasfigurazione. La rivelazione di Gesù per quello che veramente egli è, Signore del cielo e della terra, diventa un’occasione per confermarci nella fede della Chiesa che lo confessa come il proprio Signore. Desideriamo infatti essere partecipi di questo grande riconoscimento: Gesù possa essere quotidianamente il nostro Signore, al quale affidiamo la nostra esistenza e dal quale intendiamo accogliere il senso profondo del suo svelamento. L’apostolo Paolo lo interpreta così: «Da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2Cor 8,9). Gli apostoli contemplano sul volto di Gesù i segni della sua divinità, ove però si ravvisa l’azione dinamica della charis (la grazia dello Spirito Santo) a cui egli volle sottoporsi con umiltà.

Lo splendore sul volto raggiante di Gesù rammenta pertanto l’essenza della signoria divina: il dono di sé fino all’estremo, per beneficiare la vita di tutti senza alcuna distinzione. È questa la signoria che noi intendiamo confessare e di cui vogliamo essere partecipi come discepoli. Ciò che conta nell’assimilazione di questo mistero, al punto da desiderare l’inabitazione dello splendore dello Spirito, è proprio una signoria che prende le mosse dal basso. Da Gesù apprendiamo che lo splendore della grazia cristiana consiste nel servire gli altri, senza contraccambio o bisogno di reciprocità. Imiteremo la signoria di Gesù se lo confessiamo come Signore della nostra vita, ovvero come Colui che ci insegna le modalità di un servizio che beneficia gli altri a fondo perduto.

Il mistero della Trasfigurazione rappresenta per noi un momento di ricomprensione del nostro discepolato. È questa la ragione perché Gesù invita Pietro, Giacomo e Giovanni «in disparte»: un momento forte di incontro con Lui perché si comprenda il senso dell’essere discepoli. Anche voi oggi siete radunati «in disparte», lontano dalle preoccupazioni quotidiane, per riflettere sul modo come poter essere testimoni dello splendore di Gesù.

La sua presenza infatti deve continuare a risplendere nella vita di tutti, mediante quei gesti di servizio che soltanto i discepoli possono assicurare. Ecco perché si desidera, in alcune occasioni, stare in disparte. Nel silenzio della preghiera si assiste alla trasfigurazione di Gesù, la cui divinità lascia trapelare il raggiante splendore quell’umanità che edifica con il servizio la vita degli altri. A questo miriamo anche noi, anche se il processo di manifestazione sarà differente rispetto a quello di Gesù. La nostra umanità, indebolita dal peccato ma trasfigurata dall’amore di Cristo, farà intravedere quello di cui tutti saremo partecipi: il dono della divinizzazione, i cui segni sono visibili nei gesti di un servizio che fonda e sollecita la comunione fraterna.

✠ Rosario Gisana

Vescovo eletto di Piazza Armerina

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