«Implicazioni sociali e politiche nel pensiero di Mons. Sturzo: attualità del suo insegnamento»

Saluto al Convegno

L’occasione di un convegno è sempre di buon auspicio. Esso fa capire che c’è ancora voglia di confronto e dialogo. E quando ciò accade, s’invera l’esercizio di uno stupendo incontro: la condivisione di idee incrementa la certezza che qualcosa soddisferà ancora l’innato bisogno di crescita. Mi chiedo quali saranno le implicazioni di questo convegno, considerando che da tempo si riflette su Mario Sturzo, pastore dalla personalità poliedrica e collocato in un determinato periodo storico.

Questo periodo darà certo le coordinate giuste per ricordare che figure come Mario Sturzo non tramontano facilmente, sia perché la sua formazione accanto al fratello Luigi, quest’ultimo minore di dieci anni, è legata ad una pianificazione progettuale del tutto inusitata della società chiamata alla santificazione, sia perché lo spazio dell’interazione culturale si snoda dentro confini non poco esagitati.

Il suo ministero pastorale tra il 1903 e il 1941, nell’ampio spazio di moti sociali, di crisi economiche, di innovazioni socio-politiche fino alla degenerazione di certi totalitarismi, lascia intendere che la sua grandezza di filosofo, teologo, poeta, è risposta sapiente di uno che sensibilmente ha sentito vibrare dentro di sé i movimenti carsici della storia. Il valore di un uomo si commisura non soltanto per le capacità, generate dalle proprie attitudini, ma anche e soprattutto per quella sensibilità che rari uomini concepiscono in forma di lungimiranza.

Con tale affermazione non si vuole sminuire la sua educazione familiare; ma è importante chiarire che talvolta la contestualizzazione della storia, sempre molto provvida, suscita apporti formativi notevoli. Non è un caso che Sturzo sia colui che tutti riconoscono: pastore d’anime, ma anche interprete del suo tempo. La grandezza di questo testimone si deve certo alla turbolenza del suo periodo storico, ma soprattutto alla sua nobiltà d’animo, segnata da una grande spiritualità pastorale. L’azione reattiva è ciò che dà forma al pensiero e quindi alla costituzione di una personalità robusta come è stato Mario Sturzo.

In un tempo in cui si reclamano concretezze a diversi livelli, il tentativo di scorgere in quest’uomo un pensiero che possa essere vantaggioso per la società odierna non è del tutto inusitato. Ciò dipende dalla prontezza a corrispondere reattivamente al tempo in cui si vive. Il principio della ciclicità, secondo cui l’uomo è sempre lo stesso, sembra essere un assioma poco sapiente. Il pensiero di un uomo, capace di essere testimone del suo tempo, è sempre lungimirante, giacché le sue idee riescono sovente a custodire la forza misteriosa dello spirito che oltrepassa i confini epocali.

È quello che si spera per questo convegno. Il suo svolgimento a valenza accademica tende, come traspare dal titolo, a catturare idee innate che Sturzo ha lasciato librare attraverso i suoi pronunciamenti, proponendosi oggi prezioso contributo per maturare cambiamenti epocali. La maturazione di una personalità di tipo sociale dipende da un atto intrepido: la capacità di saper ritrattare, ascoltando e assimilando quanto è stato detto nel passato. Mettersi in ascolto di Mario Sturzo, come d’altronde è sempre stato fatto nella tradizione cristiana, s’impara a trascinare la società verso quel cambiamento che prepara eticamente una sicura posterità.

È compito di tutti noi assimilare quanto è detto, affinché le idee, condivise e dibattute, possano corroborare il lento manifestarsi della crescita. Tale apertura, che la società odierna per presunzione può considera irrilevante, è, al contrario, decisiva per un cambiamento che disponga alla formazione di apporti innovativi dentro il vorticoso bisogno di sviluppo. Occorre vivere «in margine alla mistica» – affermava Sturzo nella Lettera Pastorale del 20 marzo 1941 – per capire il valore che le idee dei padri hanno nell’edificazione propositiva della società. Si tratta di un atteggiamento che fonda ogni innovazione, perché «la virtù d’apostolato», rara, preziosa e più efficiente della carità stessa è l’umiltà.

Quest’ultima – rammenta Sturzo nella Lettera Pastorale del 1 agosto del 1941 – «è arcano d’amore: Credo che il vostro pensiero corra all’amore; pure io non voglio parlarvi proprio dell’amore in sé, ma d’altra virtù che dà all’amore lo slancio necessario, gli sgombra il cammino e lo rende operoso, fervido, progrediente e, in breve, perfetto quanto è possibile in questo povero mondo […]. Questa deve essere la nostra preparazione all’apostolato dell’umiltà e questo il nostro apostolato. Questo solo? Sì, certamente in ordine all’essenziale che è un sol punto, una sola cosa, una sola scelta: l’ottima parte scelta da Maria la sorella di Marta».

Rosario Gisana

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