- La vicenda ebraica, iniziata alla fine degli anni 30, si sviluppa durante la seconda guerra mondiale: dal 1941 in poi con il suo acme nel 1943. Essa rappresenta l’evento più drammatico della storia. Il Consiglio Mondiale Ebraico riporta la scomparsa di 5.700.000 ebrei. Lo storico Gerard Reitlinger ha calcolato una cifra intorno 4.581.200 e Raul Hilberg è dell’avviso che i morti siano stati 5.100.000 di cui soltanto ad Auschwitz più di un milione. Questi dati impongono una riflessione sul male che si annida nel cuore dell’uomo. Siamo così riportati al mito genesiaco di Caino ed Abele (cfr. Gen 4,1-16), ovvero al grande interrogativo che ciascuno deve porsi sulla presenza dell’altro nella propria vita. Egli, a qualsiasi razza, cultura o religione appartenga, resta parte di me: è mio fratello.
- L’accezione, «mio fratello», è ambivalente, perché se da una parte ribadisce una verità esistenziale, dall’altra deve fare i conti con la malizia dell’uomo, il quale non sempre è disposto docilmente ad accettare la propria radice adamitica. Sembra necessaria, oggi più che mai, una riflessione seria e puntuale sul senso del termine «fratello». Si paventa la possibilità di rivivere l’efferatezza della Shoah (catastrofe, distruzione). La distruzione di circa due terzi degli Ebrei d’Europa venne organizzata e portata a termine dalla Germania nazista mediante un complesso apparato di ordine amministrativo, militare ed economico per realizzare la cosiddetta «soluzione finale della questione ebraica» (Endlösung der Judenfrage). Ci si domanda: può l’uomo indurire il proprio cuore fino all’annientamento dell’altro per questioni di natura ideologica? Si pensi all’opera di Hitler del 1925, Mein Kampf, la quale, seppur all’inizio non ebbe molta considerazione, divenne così popolare da formare ideologicamente la coscienza di tanta gente, persino acculturata e avveduta.
- Il grande rischio di un fatale negazionismo. Il termine sta ad indicare «una manipolazione degli eventi storici perpetrata per scopi politici, il cui principale assunto è la negazione della veridicità dell’Olocausto, ossia il genocidio degli ebrei da parte della Germania nazista». Questa teoria, come sappiamo, rimarca la tesi che l’Olocausto sarebbe una grande finction, con lo scopo di alterare i fatti in cui fu coinvolta la Germania nazista. Il fenomeno della Shoah sarebbe frutto delle politiche di alcuni circoli ebraici estremisti, per sostenere e motivare la creazione e la difesa dello Stato d’Israele. Tale ideologia aveva un’altra finalità, più subdola, che riguarda la coscienza dell’uomo. Il tentativo è di corromperla, invogliando l’uomo a dimenticare, o meglio a manipolare quanto aveva egli fatto contro il suo simile (rievocazione del mito di Caino ed Abele). È importante che la memoria di quei fatti divenga memoriale. Questi incontri servono a destare e vivificare la nostra memoria.
- Commento a Lc 17,1-4: «Disse Gesù ai suoi discepoli: È inevitabile che vengano scandali (avne,ndekto,n evstin tou/ ta. ska,ndala mh. evlqei/n), ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: Sono pentito, tu gli perdonerai». Gli apostoli restano sbigottiti perché con il perdono si può correggere la sequenza inammissibile degli scandali. Per tale motivo essi aggiungono: «Accresci in noi la fede!» (v. 6).
- Dal diario di Anna Frank, 15 luglio 1944: «È un grande miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Lo conservo ancora, nonostante, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo, che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto si volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui saranno forse ancora attuabili».
Rosario Gisana
