Premessa
La Relatio Synodi sarebbe il documento conclusivo della III Assemblea straordinaria del Sinodo dei Vescovi. E come sappiamo, essa porta un titolo che lascia intravedere l’orientamento di fondo di Papa Francesco: «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Basterebbe soffermarsi su queste espressioni per comprendere che oggi la famiglia è al centro della discussione mondiale. La riflessione non riguarda soltanto il nostro territorio, ma ingloba questioni molto più ampie e che probabilmente non potranno trovare, almeno per adesso, soluzioni immediate. La famiglia richiede un’attenzione particolare in termini di «sfide pastorali». Cosa s’intende? Lasciamo la parola a Papa Francesco in Evangelii gaudium al n. 66: «La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove s’impara a convivere nella differenza e ad appartenere agli altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli». Ciò lascia intendere che la famiglia è un ambito sociale molto delicato che reclama l’urgenza di un serio e responsabile ripensamento. Per tale motivo, si invocano modalità innovative che costituiscono vere sfide pastorali. Queste ultime possono essere creativamente attivate, se si capisce bene qual è il senso dell’evangelizzazione a tutti i livelli e soprattutto nel contesto familiare.
Nella prospettiva dell’Evangelii gaudium ai nn. 209-213, l’evangelizzazione altro non è che attenzione alle frange più deboli della società. E cosa può esserci, oggi, oltre ai poveri, di più debole se non la famiglia? Occorre pertanto incentrare l’odierna riflessione proprio sulla famiglia, affinché si ripensi il suo valore, essendo essa la cellula vitale della società. Fatta questa premessa, proviamo a capire quale debba essere la giusta collocazione, da un punto di vista credente, di fronte a tale emergenza. La struttura della Relatio è molto indicativa. La suddivisione in tre parti propone un modo come affrontare le grandi problematiche.
- L’importanza dell’ascolto
È necessario anzitutto ascoltare. Non ci si può prendere cura della famiglia, che rappresenta, nelle circostanze attuali, la parte debole della società, senza quell’approccio che è di attenzione e solidarietà. Non si tratta qui di approccio formale, di conoscenza generica riguardo a certe questioni che interessano la famiglia, ma di sentire in sé stessi la responsabilità, soprattutto come credenti, di venire incontro ai bisogni della famiglia e di lanciare la giusta sfida alle amministrazioni locali, regionali e nazionali. La famiglia deve diventare centro d’interesse per tutti gli ambiti della società. Non si può capire il senso di quest’appello, se non si assume un atteggiamento d’ascolto e comprensione.
Il rischio è di lasciare andare, di rimanere indifferente, oppure di esasperare la questione in termini apologetici. Due posizioni estreme che non permettono di cogliere l’elemento innovativo, insito nella struttura familiare. E giustamente, la Relatio al n. 9 fa riferimento alla problematicità della vita affettiva: «Nel mondo attuale non mancano tendenze culturali che sembrano imporre un’affettività senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi». Si fa quindi accenno all’affettività narcisistica, alla diffusione della pornografia e della commercializzazione del corpo, alla permanenza nello stadio primario della vita emozionale e sessuale, alle scelte di non avere figli o di averli secondo dinamiche in cui la natura non partecipa in modo equilibrato. L’atteggiamento di ascolto costituisce l’approccio semplice e al contempo efficace per entrare nelle dinamiche familiari e consegnare alla famiglia prospettive che la salvaguardino.
- La pastorale incentrata sulla famiglia
La Relatio si pone pertanto la domanda sulla necessità di avviare una sfida pastorale. Di fronte a questi fenomeni che rendono la relazione umana molto complessa, si può e probabilmente si deve parlare di sfida, in termini persino profetici. Può la comunità ecclesiale coinvolgersi in questa sfida, contrastando la mentalità odierna che vede le cose dal punto di vista soggettivistico? Alla comunità ecclesiale non può essere tolta – sottolinea la Relatio al n. 11 – la possibilità di esprimere in ambito sociale «una parola di verità e speranza», una parola che prende le mosse dalla centralità dell’uomo nel contesto sociale, economico, politico e religioso. Vale l’affermazione di Gesù contro i legulei del tempo: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 1,27).
L’approccio giusto, per affrontare le questioni che interessano la famiglia, è partire dalla centralità che ha l’uomo nella riflessione a diversi livelli. Soltanto da qui si possono trovare le categorie adeguate per comprendere il valore della famiglia e le modalità della sua collocazione qui ed ora. Bisogna, in altri termini, partire da una riflessione seria di carattere antropologico: chi è veramente l’uomo per la società di oggi? La sfida prioritaria, che s’incarica di affrontare la pastorale ecclesiale, è di liberare l’uomo dalle secche delle sue paure e dai pregiudizi sulla sua identità (Gender). Sappiamo infatti che l’esistenza umana è invasa da virus sociali che sono davvero letali: l’individualismo e l’edonismo, entrambi espressione del consumismo moderno. Tale situazione non consente di avere lucidità, lungimiranza, creatività, intelligenza sulle questioni che riguardano famiglia. Questi aspetti, segnati dalla fede, permettono di aggiungere un’altra virtù importante che aiuta a capire la famiglia: uno sguardo misericordioso che spinge a scorgere verità profonde sul senso dell’essere oggi famiglia.
- Il vangelo della famiglia
La Relatio affronta pure aspetti che riguardano alcuni elementi primigeni della famiglia. L’accenno a Mt 19,3-9, che rileva l’importanza del fondamento genesiaco con il commento di Gesù: «quello che dunque Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt 19,6), fa capire che, parlando di famiglia, non si può fare a meno di imbattersi con una precisa volontà di Dio. La creazione dell’uomo e della donna, nella loro dimensione sponsale e genitoriale, s’iscrive nel disegno redentivo di Dio. Afferma a tal proposito la Relatio al n. 15: «All’inizio c’è la famiglia delle origini, quando Dio creatore istituì il matrimonio primordiale tra Adamo ed Eva, come solido fondamento della famiglia. Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina, ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero». L’affermazione genesiaca, ratificata da Gesù, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale. Anzi, si può dire che essa rientra nell’atto redentivo di Gesù, come si legge nella Relatio qualche riga più avanti: «da Cristo attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia necessaria per testimoniare l’amore di Dio e vivere la vita di comunione».
La Relatio definisce quest’interesse di Gesù per la famiglia nella sua costituzione primigenia: «vangelo della famiglia», sulla scia di una bella intuizione di Papa Giovanni Paolo II. Tale applicazione coinvolge qualche pronunciamento magisteriale, a partire dalle Costituzioni conciliari, Lumen gentium e Gaudium et spes, da alcune encicliche, non ultima Lumen fidei al n. 53, ove si insiste sul legame tra famiglia e fede: «L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è rifugio per gente senza coraggio, ma dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore».
- Un processo di conversione
Le condizioni difficili, in cui versa la famiglia, inducono ad affrontare delle sfide che in senso pastorale reclamano tempi, forse anche lunghi, di formazione. È quello che si sottintende con il termine “evangelizzazione”. È tempo di testimonianza, affinché dagli esempi si possa capire la forza che ha il vangelo nel sollecitare seri cambiamenti nella società. A partire ovviamente dalla famiglia, ove l’annuncio del vangelo spinge a migliorare i legami familiari e a rivedere la struttura odierna della famiglia, ridotta a condizione di convivenza sovente priva di relazioni. Afferma infatti la Relatio al n. 31: «Decisivo sarà porre in risalto il primato della grazia, e quindi le possibilità che lo Spirito dona nel sacramento. Si tratta di far sperimentare che il Vangelo della famiglia è gioia che “riempie il cuore e la vita eterna”, perché in Cristo siamo “liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento». Perché questo possa accadere, ogni credente deve imparare a sentire il mandato della testimonianza come una precisa richiesta del Signore: una seria «conversione missionaria». Tale affermazione ha molto incidenze. Vediamone alcune:
- L’importanza di prendersi cura delle famiglie, in particolare laddove si è perso il senso della fede. Spesso la crisi matrimoniale e crisi di fede.
- Il matrimonio è una vocazione e pertanto necessita di adeguate forme di preparazione.
- Bisogna tendere ad un radicale rinnovamento della prassi pastorale alla luce del vangelo della famiglia, provando a superare i variegati individualismi.
- La necessità di affermare con coraggio la verità, a fronte di certi dinieghi ed usurpazioni ideologiche che condizionano mentalità e scelte.
- L’urgenza di un accompagnamento che scaturisca da atteggiamenti di autentico discernimento. La preparazione al matrimonio non può seguitare nelle forme odierne; esse servono soltanto a consentire formalmente la celebrazione del matrimonio religioso, mentre urge la necessità di sostenere coloro che, appena sposati, intraprendono un percorso non facile nelle condizioni attuali.
- La comunità cristiana non può esimersi di avere cura di quelle famiglie che si trovano in situazioni difficili. A tal proposito, così si esprime la Relatio al n. 45: «Nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia e riconoscendo che separazione e divorzio sono sempre una ferita che provoca profonde sofferenze ai coniugi che li vivono e ai figli, i Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più “subite” con sofferenza che scelte in piena libertà». Queste situazioni ovviamente richiedono discernimento, attenzione, ascolto, rispetto. La sofferenza, provocata da ferite relazionali, va condivisa e mai condannata.
- Si richiede inoltre una sensibilità amorevole verso le persone con orientamento omosessuale. La Relatio si limita a sottolineare rispetto e delicatezza, al fine di evitare quelle forme di discriminazione che portano al giudizio e quindi alla condizione di violare il monito di Gesù: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi» (Mt 7,1-2).
Conclusione
Questa riflessione porta a considerare un aspetto fondamentale, che è poi una grande sfida per recuperare il senso della famiglia: il bisogno di educarsi alla reciproca accoglienza, con atteggiamento di autentico ascolto. Si tratta di una sfida educativa che riguarda tutti, e in particolare la comunità ecclesiale che ha il compito di proporre, nella verità, un cambiamento radicale su oggettive forme di apprezzamento dello statuto familiare. E qui si conferma quanto ribadiscono i vescovi negli Orientamenti Pastorali, Educare alla vita buona del Vangelo ai nn. 38 e 39: la Chiesa non deve dimenticare di essere «famiglia di famiglie», perché «ogni Chiesa particolare dispone di un potenziale educativo straordinario, grazie alla sua capillare presenza nel territorio. In quanto luogo d’incontro con il Signore Gesù e di comunione tra fratelli, la comunità cristiana alimenta un’autentica relazione con Dio: favorisce la formazione della coscienza adulta; propone esperienze di libera e cordiale appartenenza, di servizio e di promozione sociale, di aggregazione e di festa».
Rosario Gisana
