È sempre una buona occasione potersi confrontare con una figura spirituale di così elevato spessore. S. Teresa delinea per tutti un modello di esemplarità evangelica, a partire dal quale sentiamo forte la sollecitazione di una maggiore conformità alla persona di Gesù. Non possiamo dimenticare l’intimità che S. Teresa ha maturato nell’amicizia con Lui. Non si spiegherebbero certi scritti e in particolare questa stupenda opera, oggi esemplificata dalla rappresentazione teatrale, nella quale cogliamo il vertice della somiglianza divina: il Cristo crocifisso. Occorre passare attraverso varie mansioni o stanze, che corrispondono ad alcune fasi di maturazione dell’animo umano, sottoposto all’azione dirompente dello Spirito di Dio, per pervenire a quello che i Padri della Chiesa definiscono «visione di Dio» già sulla faccia della terra. Dopo infatti aver superato la fatica della disciplina dei sensi, si procede, stanza dopo stanza, verso quell’ebbrezza spirituale in cui si avverte un forte trascendimento: è il momento in cui la somiglianza con Dio si rivela con concretezza, fino al punto da affermare con l’apostolo Paolo: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me».
La vita di Cristo in noi, come peraltro è accaduto per S. Teresa, comincia con il rendimento di grazie, da cui scaturisce stupore, gioia e pace interiore; ciò rende partecipi della grazia divina senza alcun merito. A partire dalla nostra debolezza, facciamo infatti esperienza della misericordia di Dio che non è solo perdono, ma è anche proposta di rinnovamento sulle radici della nostra fragilità. Il trapasso da una stanza ad un’altra costituisce un processo di conversione, che suppone un forte desiderio di Dio. Ci chiediamo: da dove nasce questo desiderio? Vivere bene le condizioni che si riscontrano nella prima stanza significa assicurare la possibilità di procedere oltre; e mentre si cammina, l’inesorabile attrazione del divino genera un grande desiderio del Signore che si muterà in amore. Desiderio e amore sembrano due costanti della vita di S. Teresa, ove il desiderio, teso a divenire amore, perviene alla consapevolezza di quello che più conta nella propria vita relazionale: l’incontro con Gesù. Tale relazione è in fondo l’esperienza di Dio, descritta stupendamente in «Il castello interiore», dalla quale si evince che, avanzando di stanza in stanza, si giunge ad un forte amplesso d’amore dell’anima con Cristo. A voi dunque la consegna di questa testimonianza: accettare di essere introdotti al mistero delle stanze che evocano uno stupendo cammino interiore di conversione. L’incontro con il Signore porta a mutare in amore quanto resta in noi come desiderio, facendo proprio quello che afferma l’orante nel Sal 63,2: «O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne in terra arida, assetata, senz’acqua».
Rosario Gisana
