Un segno di fraternità perenne

Articolo per l’Associazione “Luciano Lama”

Lo spirito di solidarietà, che contraddistingue l’Associazione “Luciano Lama”, rientra in quel clima di conversione che dovrebbe caratterizzare ogni uomo e donna che ha a cuore la bellezza dell’umano in questa società. Se alla solidarietà si aggiunge quello che ne è la conseguenza naturale: l’accoglienza dell’altro in forma gratuita, si può affermare, senza esitazione, che si sta progressivamente attuando il sogno di una reale fraternità universale. La 44° accoglienza dei bambini bosniaci è segno della realizzazione di quest’ideale, che Gesù affida ai suoi discepoli nel monito: «tutti siano una cosa sola, come noi» (Gv 17,11). L’espressione «una sola cosa» richiama il sogno di Dio sull’umanità: quello cioè di vedere i propri figli fratelli, al di là di razze, culture e religioni. È possibile affermare che l’unità cui allude Gesù sia il cammino verso l’unificazione dei popoli, ove però ciascuno accoglie l’altro nel rispetto della diversità. Ciò può accadere se l’incontro tra popoli è sostenuto dalla verità di un altro incontro: l’intima accoglienza che Gesù e il Padre fanno l’uno dell’altro.

La comparazione «come noi» costituisce il criterio precipuo di una relazione in cui un popolo constata e loda la ricchezza che un altro popolo esprime per cultura e religione. È quello che si ravvisa nell’iniziativa dell’Associazione. L’accoglienza dei bambini, appartenenti alle tre maggiori etnie, Serbi, Ortodossi, Croati cattolici e Musulmani, fa capire – come ribadisce Papa Francesco che «l’unità è accoglienza» – costituisce il cammino da perseguire per la realizzazione della verità custodita nei popoli: l’uno è fraternamente legato all’altro. Tale condizione, attuata a più riprese e in forma altamente pedagogica dall’Associazione, lascia trapelare la finalità di una coesistenza che, oltre ad essere pacifica, rivela l’essenza di quello che l’umano cela in se stesso. Non c’è dubbio: la forza del bene sta nella condivisione delle proprie peculiarità culturali e religiose, legate sovente alla specificità delle razze. Quanto più esse si incontrano e si abbracciano e, assieme, tendono ad edificare la città dell’uomo, tanto più si concepisce la bellezza di ciò che quotidianamente si vive e si sperimenta: a partire anzitutto dalla presenza di chi sta davanti, il cui svelamento protende all’accoglienza di creature che sono unicamente fratelli. E poi, quando la fraternità si traduce in amicizia, si avvia il segreto dell’autentica bellezza dell’umano, il fatto cioè che l’uno ha sempre bisogno dell’altro non soltanto per il raggiungimento di una complementarietà oggettiva, ma soprattutto per il compimento di un incontro, grande e sempre misterioso: l’uno rivela all’altro il senso di sé stesso.

Rosario Gisana

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