Premessa
L’espressione «Chiesa in uscita», utilizzata ripetutamente da Papa Francesco nell’Esortazione apostolica, Evangelii gaudium, sottintende il nugolo dei credenti che, in un determinato territorio, condividono la fede e danno testimonianza della loro adesione a Gesù, cercando di realizzare il suo desiderio della comunione fraterna (cfr. Gv 17,11). Papa Francesco in Evangelii Gaudium n. 28, parlando della parrocchia afferma che essa: «non è una struttura caduca: proprio perché ha una grande plasticità, può assumere forme molte diverse che richiedono la docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità». Ciò significa che la parrocchia riflette la dimensione sacramentale della Chiesa. Essa è l’espressione della Chiesa, segno e sacramento della prossimità di Dio, in un preciso territorio.
La parrocchia si incarna nel vissuto di un territorio, nelle variegate storie dell’uomo, abitandogli accanto (paroikía). Da qui si capisce che la parrocchia ha un’identità prettamente missionaria. Essa si volge al quotidiano della gente. Ci si domanda: perché Papa Francesco reclama dai pastori e dalla comunità «docilità» e «creatività»? Si tratta di due qualità pastorali che rivelano il volto missionario della parrocchia. La docilità sollecita il pastore e la comunità ad essere vicini alla gente; la creatività li spinge ad attuare il mandato di Gesù, secondo quello che afferma l’autore del quarto vangelo sulla figura del buon pastore: «E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10,16).
- Il dinamismo missionario della parrocchia è insito nella sua stessa natura sacramentale. L’accezione para-oikía lo mette in evidenza. Si tratta di una casa vicino alla gente, ove si riscontrano le medesime dinamiche dell’esperienza familiare: le relazioni tipiche dei membri consanguinei; i processi educativi in atto; l’accompagnamento nella crescita di corresponsabilità. La parrocchia è una famiglia, intesa come «presenza ecclesiale in un territorio» (EG n. 28). Ciò mette in evidenza la natura specifica della parrocchia: essa è la longa manus della Chiesa locale, mediante cui si attua la necessaria interlocuzione tra l’uomo della strada e l’istituzione ecclesiale. La parrocchia è dunque la casa di Dio vicino alla gente. Se una parrocchia non riesce ad esprimere quest’aspetto fondamentale della sua vita pastorale, viene meno nella sua identità primigenia. La progressiva scomparsa della prassi missionaria, tipica della Chiesa antica, ha portato all’istituzione della parrocchia. Quest’ultima però ha assorbito, a pieno titolo, la prassi missionaria della comunità primitiva
- La parrocchia è luogo di comunione. È un punto di vista importante che mette in evidenza due aspetti della realtà ecclesiale di una parrocchia: la sua azione missionaria ad intra e la sollecitudine del dialogo ad extra. Il primo aspetto riguarda l’interazione fraterna delle comunità all’interno di una parrocchia. Papa Francesco, in Evangelii gaudium sempre al n. 28, ribadisce che la parrocchia è «comunità di comunità» ed aggiunge: «santuario dove gli assetati vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione». Il volto missionario di una parrocchia si concepisce a partire da quest’impegno di fraternità tra comunità o gruppi spirituali, che esistono all’interno di essa. Questa dimensione missionaria si attua in maniera esaustiva, se un gruppo o comunità riesce ad essere dono all’altro, senza pretese di protagonismo, nella diversificazione dei carismi e nell’impegno di essere testimone di fronte al mondo. La vocazione missionaria ad extra – sarebbe il secondo aspetto missionario della parrocchia – si scorge nel vivere compiutamente questa dimensione di alterità ad intra. Si tratta probabilmente di un aspetto che non si ravvisa con immediatezza. La testimonianza di fronte al mondo non è annuncio di parole, ma provocazione di gesti. Ciò dipende dalla confluenza dell’unica esperienza di fede (cfr. Ef 4,4-6). La parrocchia è luogo di testimonianza credibile, perché fa nascere al suo interno relazioni fraterne.
- Questa dimensione fraterna delle comunità, all’interno di una parrocchia, sollecita processi di evangelizzazione che permettono al vangelo di raggiungere la maggior parte delle persone (cfr. 1Cor 9,19-23). È compito della parrocchia – rammenta Papa Francesco in Evangelii gaudium al n. 29 – essere apportatrice di «un nuovo fervore evangelizzatore e di una forte capacità di dialogo con il mondo». Questa dimensione palesemente missionaria scaturisce dalla capacità ad intra di interagire, salvaguardando la diversità dei carismi con la loro modalità di espressione. L’arricchimento, che ne scaturisce, è a vantaggio della forma evangelii, attraverso la quale il mondo ritrova il suo peculiare cammino verso Dio. È importante la forza sapienziale del dialogo, secondo quanto afferma la Lettera di Giacomo: «La sapienza che viene dall’alto è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia» (Gc 3,17). Ciò fa capire il senso dell’espressione «fervore evangelizzatore», poiché lo zelo pastorale prende le mosse unicamente dalla sapienza, che attecchisce in un’esperienza di comunità parrocchiale, ove si condividono i carismi e ci si apre al dialogo e al senso dell’accoglienza. Tale fervore fa della parrocchia un luogo in cui le comunità comprendono la necessità di essere sempre «in stato d’uscita», o per meglio dire con Evangelii gaudium al n. 46: «La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché quando ritornerà possa entrare senza difficoltà».
- La parrocchia è anche crocevia di carità quotidiana. Qui si fa esperienza di solidarietà e condivisione. Quando Papa Francesco parla della parrocchia, come casa dalle porte aperte, sottintende il suo essere solidale con i piccoli del regno tra i quali si annoverano soprattutto i poveri. Ciò consente di fare una riflessione più articolata. Non è infatti possibile celebrare l’Eucaristia, senza che l’ascolto della Parola di Dio e la condivisione del pane eucaristico si trasformino in gesti concreti di solidarietà verso chi soffre ed è nel bisogno. Il Papa, nella veglia di preghiera in preparazione al Sinodo sulla famiglia così afferma: la parrocchia, arricchita dai carismi, «presti orecchio ai battiti di questo tempo e percepisca l’odore degli uomini di oggi, fino a restare impregnati delle loro gioie e speranze, delle loro tristezze e angosce». Qui la parrocchia raggiunge il suo acme pastorale: essa, facendo la carità, compie il gesto di Cristo che accoglie senza differenze e vive nel vissuto delle persone. Tale condivisione è l’unica modalità possibile per testimoniare, in modo credibile, il vangelo. Non si tratta di inventare strategie di solidarietà, ma di essere, nelle nostre azioni quotidiane, sguardo di Dio sul mondo. La parrocchia è, in realtà, un osservatorio pastorale, luogo di gesti che congiungono Dio con l’uomo. Ciò è affidato all’impegno di solidarietà dei gruppi o comunità, insiti nella parrocchia, le quali sono chiamati anzitutto a condividere il perdono vicendevole, dal quale nasce quella creatività sapienziale che a sua volta diventa gesto in favore dei piccoli del regno. La parrocchia, nella sua tensione missionaria, consente a Cristo di raggiungere tutti e in particolare gli emarginati, gli afflitti di cuore, le persone scoraggiate. Essa, di fronte al mondo, ha un compito sacramentale importante: dare speranza ai pusillanimi, forza a coloro che sperimentano l’abbandono, rilancio a coloro che, condividendo la fede, si oppongono al male gareggiando nella stima vicendevole (cfr. Rm 12,10).
- La parrocchia è anche uno spazio generativo, mediante il quale molti giungono alla conoscenza del Signore ed imparano a condividere la fede, cercando di assimilare la forma del vangelo. Cosa s’intende per assimilazione della forma del vangelo? Il credente è plasmato nella sua vita dal vangelo, al punto da diventare alter Christus per coloro che incontra. Quest’aspetto si attua con il dono del battesimo e con quanto lo precede e lo segue. Si pensi, per esempio, alla catechesi che introduce i ragazzi alla vita sacramentale; alla meditazione della Parola di Dio (lectio divina); alla sinassi eucaristica; alle diversificate esperienze mistagogiche ed infine alla sollecitudine per i poveri. È nella parrocchia che si impara a confessare la fede, facendo esperienza della preghiera e cercando di capire il volere di Dio. La parrocchia è il luogo privilegiato del discernimento vocazionale. Molti giovani imparano a capire il senso della vita in sintonia con la volontà di Dio. Nella parrocchia s’impara ad essere generosi con Dio e a saper offrire la propria vita per la felicità degli altri. Si può dire che la parrocchia svolge, in questo senso, un ruolo educante ed adiuvante. Essa, se da una parte, forma alla fede, perché orienta a Dio, dall’altra, sostiene i gesti di carità che portano a maturare il desiderio della comunione fraterna. La parrocchia pertanto aiuta a vincere tristezze, solitudini, amarezze, perché nel suo contesto vitale si fa esperienza dell’accoglienza vicendevole, del perdono concesso da Dio, della riconciliazione per grazia, della compagnia del Signore che sostiene e corregge, della prossimità del regno da ricercare e scorgere. Essa è la forma pastorale della verità del vangelo, le cui parole di grazia sono vivido sprone per una seria conversione. La parrocchia sollecita i credenti a rilanciare la propria vita nella forma del vangelo, che è dono di sé agli altri alla maniera di Cristo.
Rosario Gisana
