Enna, chiesa Madre

Il matrimonio nel Nuovo Testamento

Incontro biblico sul matrimonio

  1. Il matrimonio nel pensiero di Gesù: elementi essenziali per una relazione duratura

I testi che riguardano il matrimonio, come esperienza di sponsalità, prendono le mosse dalla tradizione marciana, precedente alle altre versioni sinottiche. Si tratta di Mc 10,1-12. Il racconto è ripetuto da Matteo in 19,3-9. Quest’ultimo ripete il detto (loghion) in 5,32, parallelo a Lc 16,18. È probabile che questi due detti, fortemente somiglianti, appartengano alla stessa tradizione letteraria, quella che viene definita fonte Q. Per quanto concerne Mt 19,3-9, l’evangelista ha quasi certamente organizzato l’incontro di Gesù con i farisei a partire dalla tradizione marciana. Prendiamo a raffronto Mc 10,11-12 e Mt 19,9:

Mt 19,9

«Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».

Mc 10,11-12

«E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

Considerazioni:

  1. Matteo espone il pensiero di Gesù, forse in maniera più genuina.
  2. Marco mette allo stesso livello l’uomo e la donna. Si noti la contestualizzazione ellenistica.
  3. Matteo ha due incisi: 5,32: «se non in caso di unione illegittima (j lo,gou pornei,aj = eccetto per una questione di illegittimità)» e 19,9: «se non in caso di unione illegittima (mh. evpi. pornei,a| = non per illegittimità)». Risalta in entrambi il termine pornei,a (illegittimità). Non è facile capire cosa voglia sottintendere l’evangelista. Il senso generico è prostituzione, fornicazione, lussuria, ma pornei,a nel pensiero di Matteo sembra avere un altro significato. L’evangelista utilizza solo qui il termine al singolare. Per capire bene, occorre tenere conto delle interpretazioni dei Padri della Chiesa. L’idea comunque è di salvaguardare l’indissolubilità dell’unione.
  4. L’ambito ecclesiale: sia Matteo che Marco contestualizzano in senso catechistico. Dentro un discorso più ampio che riguarda una radicale scelta di conversione, il Signore esige che ci si purifichi della «durezza di cuore (sklhrokardi,a)», per accogliere le virtù dell’umiltà, essenzialità, rinuncia, abbassamento e servizio. Non si potrebbe capire l’attenzione alla moglie, senza questi requisiti di conversione. Pornei,a è da interpretarsi in questa prospettiva.
  5. La memoria della chiamata. Il matrimonio per Gesù è una vocazione: «all’inizio però non fu così» (Mt 19,8) e «ma dall’inizio della creazione» (Mc 10,6). L’enfasi dell’espressione avpV avrch/j (dall’inizio).
  6. L’importanza di Gen 1,27 e Gen 2,24 in bocca a Gesù: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne?» (Mt 19,4-5).
  7. Gesù però riprende soltanto a mo’ di commento l’espressione «i due diventeranno una sola carne», aggiungendo il suo commento «Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» in parallelo con Mc 10,8-9, da cui probabilmente dipende Matteo. Qual è il senso? Per capire bene l’aggiunta gesuana, bisogna chiarire il termine rx (carne) che in Matteo non ha reminiscenze ellenistiche. Esso è da leggersi in rapporto all’espressione di Gen 2,24: dx'(a, rf”ïb’l (come una carne sola), nel senso di un’unica esistenza relazionale.
  1. Il matrimonio nel pensiero della comunità paolina (cfr. 1Pt 3,1-6)

I due testi di riferimento sono: Ef 5,21-33 e Col 3,18-19. Quest’ultimo non aggiunge nulla a quello efesino. Entrambi tratteggiano elementi relazionali che servono a mettere in pratica, in un contesto di morale domestica, il comando genesiaco, recepito e confermato da Gesù. Ef 5,31: «Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne»; Col 3,18-19: «Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza». Le asserzioni del testo di Colossesi sono molto simili a quello di Efesini che fa da base. In Colossesi però l’apostolo specifica l’operazione dell’avga,ph da parte del marito. Egli infatti non deve porsi in uno stato di ribellione nei confronti della propria moglie. Il testo poi continua con la menzione dei figli, lasciando intuire il senso che ha il verbo u`pota,ssw (sottomettere) nel contesto del brano.

Il testo di Efesini è più specifico. Paolo dà per scontato la questione dell’indissolubilità del matrimonio e si concentra sul modo come gli sposi debbano relazionarsi. Qual è precisamente il loro ruolo? Il testo di Efesini rimarca per il marito il dovere di imitare l’amore di Cristo; per la moglie la dimensione discepolare, legata al timore. Entrambi gli aspetti sembrano commutabili, in virtù della loro adesione a Dio «nel timore di Cristo» (Ef 5,21).

Considerazioni: 

  1. L’uomo è, per l’apostolo, «capo» (kefalh,), il cui senso non evoca una posizione di comando. Paolo avrebbe utilizzato un altro termine. Il senso invece è quello di 1Cor 12,1-27, come peraltro si evince dal testo efesino con l’utilizzo del termine «corpo» (sw,ma). L’interazione dei due termini mette in evidenza una precisa attenzione verso il corpo della donna e quindi verso quelle dinamiche che interessano la sua femminilità.
  2. L’amore del marito. Egli deve prendersi cura della propria moglie alla maniera di Cristo. È un compito che apprende dalla relazione con Cristo. Si rammentano i verbi evktre,fei (nutrire) e qa,lpei (curare) del v. 29. Essi mettono in evidenza l’atteggiamento, delicato e sensibile, del marito verso la moglie. Si tratta di due aspetti che salvaguardano e danno continuità al matrimonio. Secondo Paolo, senza quest’apertura del marito verso la moglie, il matrimonio non potrebbe essere indissolubile.
  3. Il marito è nei confronti della moglie, secondo il v. 23, «salvatore del corpo» (r tou/ sw,matoj). Quest’espressione è da leggersi alla luce dell’avga,ph di Cristo. La soteriologia paolina passa sempre attraverso il dono totale di sé.
  4. Il compito del marito è quello di custodire la bellezza della propria moglie. Si consideri questo in rapporto alla sua scelta vocazionale e all’impegno primario del marito che è chiamato appunto a rendere “bella” la propria moglie. Sono da evidenziare: il termine «gloriosa», l’espressione «senza macchia né ruga o alcunché di simile» e i due termini «santa» (a`gi,a) e «immacolata» (a;mwmoj), equivalenti all’inno di Ef 1,4: «In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità». La bellezza della moglie, per la quale il marito si impegna in prima persona, evoca il senso dell’espressione del v. 26: «purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola».
  5. Quest’amore nei confronti della moglie, la quale è per il marito il suo stesso corpo, fa capire l’evocazione della frase genesiaca: «i due diventeranno una sola carne», il cui senso ha certamente influenzato il pensiero dell’apostolo. Non si parla più di carne, ma di corpo, e nel v. 29 il termine carne s’identifica persino con corpo. Retaggio ebraico? Ciò permette a Paolo di sviluppare il senso del comandamento sull’amore verso il prossimo che segue a quello dell’amore verso Dio. Ciò significa che esiste una norma che disciplina la relazione sponsale. Questa norma si fonda sulla legge di Dio. Il termine corpo dà all’apostolo la possibilità di introdurre il concetto di «membro» (me,lh) come si legge nel v. 30. Ciò fa ancora capire che l’amore di Cristo è normativo per tutte le forme di relazione, certamente per quelle che nascono all’interno della vita sponsale.

Per quanto riguarda la moglie, Paolo insiste invece sul senso che ha il termine timore nella letteratura sapienziale. La frase conclusiva: «la moglie sia rispettosa (letteralmente: abbia timore [i[na fobh/tai]) verso il marito» del v. 33, ove appunto si evidenzia il timore della moglie verso il marito, richiama il senso della frase del v. 21: «nel timore di Cristo (evn fo,bw| Cristou), siate sottomessi gli uni agli altri». Il timore è chiaramente quello verso Cristo, ovvero verso Dio che costituisce il principio di ogni sapienza (cfr. Pr 1,7; Sir 1,9-18). Sarebbe questo il ruolo della donna nella famiglia? È probabile. La sua presenza, nel rapporto con il marito e con i figli, è ispiratrice della sapienza di Dio. Si può leggere, a tal riguardo, il testo di Pr 31,10-21. Ne dà conferma di questo singolare ruolo della donna il v. 22: «le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore (w`j tw/| kuri,w|)». L’espressione «come al Signore» richiama ovviamente quella del v. 21: «nel timore di Cristo». A ragion veduta, Paolo può dire al v. 32: «Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!». Perché questo mistero è grande? Esso lo è non soltanto perché la relazione tra marito e moglie, nella sua primigenia indissolubilità, prende le mosse dalla relazione del prototipo genesiaco, ma anche perché quello che accade nella comunità cristiana si coglie nella famiglia credente. In quest’ultima si possono leggere chiaramente i lineamenta del rapporto prototipale, ove appunto si apprendono le modalità dell’amore di Cristo e l’esemplificazione sapienziale di quest’amore nella fraternità ecclesiale.

Rosario Gisana

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