Messaggio ai giovani

Campo estivo Azione Cattolica

La mia presenza in mezzo a voi, purtroppo a distanza, vuole essere di stima e affetto. Mi è stato suggerito il tema del campo estivo: «Il valore della relazione con Cristo, come stimolo e ispirazione per ripristinare relazioni vere». È vero: abbiamo bisogno di recuperare il senso della relazione. Non sappiamo più interloquire tra di noi con il cuore in mano, per cui verbi come dare, consegnare, condividere sembrano richiami di sogni che non potranno realizzarsi. E invece tutto ciò è possibile nella misura in cui i nostri rapporti, di figliolanza, fraternità, amicizia, fidanzamento, sponsalità, si risolvono in una forma triangolare: io e tu, raggiunto da Colui che confessiamo come il Signore della vita. Quando Gesù entra nella nostra esistenza, illuminando le relazioni che quotidianamente viviamo, si recuperano legami a noi sconosciuti. Qualche esempio: le persone che noi amiamo (genitori, fratelli, amici, fidanzati) colgono nel nostro modo di rapportarci un’attenzione mai sperimentata. Sentono di essere comprese nei loro bisogni; si rendono conto di una vicinanza autentica e generosa; sperimentano forme di incoraggiamento che aprono prospettive nuove; recuperano un potenziale di virtù forse mai ipotizzato. Cambia lo stile di vita e l’esistenza stessa diventa riverbero di bene per tutti.

Sarebbe bello che i nostri rapporti fossero come quelli che intratteneva Gesù non soltanto per essere come lui, ma anche per vivere la nostra vita in modo più sensato e veritiero. Se ci pensate, siamo troppo pretenziosi e sovente percepiamo il peso delle nostre solitudini. Quello che impressiona è che questo sentimento di tristezza, che è la solitudine, sia frutto del nostro modo di vivere i rapporti, assembrati, illusori e fallaci. Come è possibile che uno sposo possa sentirsi solo in presenza della propria sposa e come è possibile che i figli percepiscano l’amarezza della solitudine con genitori che si affannano per sovvenire alle necessità della famiglia? La solitudine, spettro del nostro individualismo, attecchisce ogniqualvolta i nostri rapporti diventano pretenziosi ed egoisti. Può un giovane sentirsi solo, quando sta costantemente a contatto con gli altri? Il problema riguarda forse il modo come dialoghiamo e comunichiamo. La solitudine esiste perché non si è capaci di comunicare e soprattutto perché non si è sé stessi con gli altri. Essa in fondo prende le mosse dalla non accettazione di noi stessi.

Proviamo a sfidarla. I suggerimenti vengono dalla conoscenza del Signore, dal modo con cui egli ha incontrato gli altri. Le sue relazioni mettono l’altro nella condizione di sentirsi una creatura nuova, accettata per quello che è. Se ci pensiamo, egli è l’inventore della relazione autentica, perché, nel contatto, condivide con l’altro il suo sentimento di commozione viscerale. È da qui che nascono l’accoglienza, il dialogo, la comprensione e soprattutto il senso di essere accettati nella propria condizione di debolezza. Mai nessuno come Gesù è riuscito a creare una forma nuova di comunicazione relazionale, che definiamo “ trinitaria”; mai come lui si è giunti ad un incontro, consapevoli che, nella relazione, la sua presenza è dono gratuito di sé. E’ proprio così: quando ciascuno si consegna all’altro nella verità di sé stessi e dunque nella consapevolezza di essere dono per gli altri, la relazione custodisce e rivela le nostre identità, le quali sono mezzo per comunicare accoglienza e amore. Questo modo di incontrarci permette di cogliere la bellezza di essere l’uno fratello dell’altro.

+ Rosario Gisana

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